Medico responsabile in caso di diagnosi errata o in ritardo?

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Diagnosi errata o in ritardo: la Cassazione

Quando si parla di responsabilità medica da ritardo nella diagnosi, secondo l’insegnamento della Cassazione ci si intende riferire al fatto che la colpa del medico non sta nell’aver sottratto al paziente le possibilità di salvarsi, ma nell’aver violato il suo diritto di determinarsi liberamente nella scelta dei propri percorsi esistenziali anche negli ultimi giorni della propria vita.

Vale a dire che la responsabilità da ritardo nella diagnosi non va valutata solo con riferimento all’esito della patologia non tempestivamente accertata, ma costituisce una condotta in sé suscettibile di valutazione da parte del giudice.

In poche parole la ritardata diagnosi, lede un bene di per sé autonomamente apprezzabile che non necessita di alcuna prova ulteriore neppure di quella di poter salvare o meno il malato. Tuttavia, in questo caso, il risarcimento del danno da ritardo nella diagnosi, non potendo essere quantificato secondo criteri oggettivi, dovrà essere liquidato in via “equitativa” dal giudice (Cass. sent. n. 7260/2018)

Con la riforma Gelli – Bianco (L. n. 24 del 08.03.2017) si è voluto rimodellare la tematica della responsabilità sia civile che penale dei medici, tentando di migliorare il “rapporto di fiducia” che dovrebbe esistere tra gli esercenti la professione sanitaria ed i pazienti.

Con la riforma poi, sono cambiati i connotati della responsabilità civile del medico, che è diventata di natura extra-contrattuale.

Con questo cambiamento adesso è il paziente a dover provare “la colpa” del medico e non più il medico a dover dimostrare di non aver sbagliato.

Altra conseguenza è che si è accorciato il termine prescrizionale per il paziente che intenda ottenere un risarcimento del danno derivante da errore sanitario. Il danneggiato, a tal fine, non avrà più 10 anni, ma soli 5 anni per promuovere l’azione.