Danno da emotrasfusione: a chi spetta l’indennizzo?

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Somministrare del sangue infetto o di un gruppo sanguigno non compatibile può avere delle conseguenze letali.

La responsabilità, è del Ministero della Salute, che ha il compito di controllare e di vigilare la pratica terapeutica della trasfusione di sangue.

Secondo la recentissima Cassazione (sent. n. 11407/2018 dell’11.05/2018) per un danno da emotrasfusione l’indennizzo spetta solo ai familiari a carico della vittima.

Il pronunciamento in commento della Suprema Corte, stabilisce più che altro,  chi può essere il destinatario dell’indennizzo per il danno da emotrasfusione.

Secondo la Cassazione, per chiedere l’indennizzo di un danno da emotrasfusione è necessario un vincolo di convivenza o di vivenza a carico tra il richiedente e la persona deceduta per una patologia derivata da una trasfusione sbagliata. Senza questo vincolo, la sussistenza del risarcimento verrebbe meno.

I destinatari dell’assegno di indennizzo sono quindi:

coniuge, figli, genitori, fratelli.

In caso di sopravvivenza, però, anche la persona infettata ha i suoi diritti, in particolare ad un assegno periodico reversibile per 15 anni quando:

ha riportato, a causa di una vaccinazione obbligatoria per legge o per ordinanza dell’autorità sanitaria italiana, lesioni o malattie dalle quali sia derivata una menomazione permanente dell’integrità psico-fisica. In questo caso ha diritto anche ad un assegno una tantum pari al 30% dell’indennizzo per il periodo trascorso tra la data in cui si è manifestata la patologia e quella in cui ha ottenuto il ristoro;

è rimasto contagiato dal virus dell’Hiv in seguito alla somministrazione di sangue o dei suoi derivati;

ha riportato dei danni irreversibili da epatiti post-trasfusionali;

non essendo stato vaccinato, ha riportato lesioni o infermità a seguito ed in conseguenza di un contatto con persona vaccinata dalle quali sia derivata una menomazione dell’integrità psico-fisica.

L’indennizzo decorre dal primo giorno successivo a quello in cui è stata presentata la domanda.

Se i familiari a carico di chi ha avuto un danno da emotrasfusione si vedono negare l’indennizzo dalla commissione medica, è possibile presentare un ricorso in via amministrativa al Ministero della Salute entro 30 giorni dalla notifica. Nei successivi 90 giorni, il Ministero, previo parere dell’ufficio medico-legale, deve decidere e dare il relativo parere entro altri 30 giorni. Nel caso in cui la decisione del Ministero fosse insoddisfacente, si può impugnare tale parere davanti ad un giudice ordinario entro un anno dalla comunicazione o dalla scadenza prevista per la sua ricezione