Danno da perdita di chance

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Il danno da perdita di chance, è una figura per molti ancora sconosciuta, mentre è, soprattutto ultimamente, di notevole importanza e andrebbe approfondita per riuscire a tutelare in maniera corretta i propri diritti che sono inviolabili e costituzionalmente garantiti.
Di perdita di chance in ambito sanitario si parla, nella maggior parte dei casi, con riferimenti a pazienti colpiti da patologie neoplastiche (tumorali) tardivamente riconosciute in cui l’omissione o la tardiva diagnosi pregiudica la possibilità di guarire, di curarsi o addirittura di sopravvivere.
Possiamo parlare di due tipi di perdita di chance:
a) perdita di chance di guarigione e cura nei casi in cui una corretta diagnosi, avrebbe determinato, per un certo tempo, un ritardo nel verificarsi dei sintomi invalidanti e quindi un rallentamento della malattia che si sarebbe comunque manifestata.
b) perdita di chance di sopravvivenza nei casi in cui, a seguito di un errore o ritardo nella diagnosi, il paziente danneggiato veda sensibilmente accorciata la propria aspettativa di vita.
La Sentenza cardine del danno da perdita di chance di guarigione e sopravvivenza, è la sentenza n. 4400 del 2004.
Il caso riguardava un soggetto che, a causa di forti dolori addominali, si era recato presso un piccolo polo ospedaliero dove gli era stato erroneamente diagnosticato un globo vescicolare, mentre la successiva morte avveniva per un aneurisma all’aorta addominale.
I congiunti, agivano in giudizio contro l’ospedale ma la loro domanda veniva respinta sia in primo che in secondo grado in quanto, stante la distanza tra il piccolo polo ospedaliero ed altro ospedale attrezzato con il reparto di chirurgia vascolare, la sopravvivenza del paziente non sarebbe stata certa, sicchè non poteva sussistere il nesso causale fra omessa diagnosi ed il decesso.
La Cassazione però, rinviava ad altra Corte di merito, affinchè effettuasse una valutazione non più basata sulla certezza come criterio da adottare nell’accertamento del nesso di causalità, ma affinchè facesse riferimento al criterio probabilistico.
Dopo tale valutazione la SC ha in pratica sancito che, laddove sia certo l’inadempimento o il comportamento colposo, ma non sia possibile dimostrare il nesso causale con l’evento dannoso, è comunque ammissibile la tutela risarcitoria; ovviamente il tutto, quando si possa ritenere che la condotta abbia inciso, negativamente, sulle possibilità che il paziente aveva di raggiungere un risultato migliore.
Nel caso richiamato in Sentenza quindi, essendo certa la diagnosi errata (globo vescicolare), ma del tutto incerto se con una corretta diagnosi ci sarebbe stata la sopravvivenza del paziente, potrà essere risarcito un danno da perdita di chance se si accerta che, una diagnosi corretta avrebbe permesso al paziente di raggiungere una struttura ospedaliera adeguata e quindi sopravvivere.