Condominio

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Non è reato riprendere chi non si preoccupa di proteggere adeguatamente la propria intimità.
Una pronuncia singolare quella della Corte di Cassazione e precisamente la n. 2598 del 08.01.2019, resa dalla III sezione penale, la quale è tornata ad occuparsi del tema della privacy del privato cittadino.
Nella specie, si è espressa sulla fattispecie di reato di cui all’art. 615-bis c.p. (interferenze illecite nella vita privata), ai sensi del quale chiunque, mediante l’uso di strumenti di ripresa visiva o sonora, si procura indebitamente notizie o immagini attinenti alla vita privata svolgentesi nei luoghi indicati nell’articolo 614, è punito con la reclusione…..(omissis).
Nel precedente grado di giudizio l’imputato era stato condannato, per il reato anzidetto, in quanto aveva indebitamente realizzato filmati e fotografie, di una vicina di casa, mentre la stessa si trovava nuda nella doccia della propria abitazione.
Il Supremo Collegio ha accolto il ricorso, ritenendo non integrata la condotta illecita.
Secondo la giurisprudenza, la norma in esame mira a proteggere la privacy della vita familiare che si svolge nei luoghi considerati intimi, come la propria dimora, o comunque la propria residenza.
La Cassazione si sofferma però sul concetto di “indebitamente”. Per i giudici la norma va necessariamente letta in relazione all’art. 614 c.p.
Seppure la condotta, quindi, di fotografare o riprendere qualcuno, abbia a oggetto i luoghi di abitazione del fotografato, la stessa non sarebbe illecita, ove non avvenga clandestinamente o con inganno.
Questa pronuncia si allinea con l’orientamento, secondo cui il reato di interferenze illecite nella vita privata non sarebbe mai ravvisabile quando non siano ripresi comportamenti della vita privata sottratti alla normale osservazione dall’esterno, posto che la tutela del domicilio è limitata a ciò che si compie nei luoghi di privata dimora in condizioni tali da renderlo tendenzialmente non visibile a terzi.
Per l’attuale giurisprudenza penalista, infatti, sembrerebbe che il consenso del ripreso possa ritenersi tacitamente dato ogniqualvolta le riprese avvengano in luoghi, pur privati, che però sono esposti all’altrui interferenza, in quanto non adeguatamente protetti (il bagno del caso deciso non aveva infatti le tende alla finestra).
È ovviamente una norma che lascia molti dubbi, soprattutto sembra non salvaguardare in maniera totale la privacy del privato cittadini e proprio per tale motivazione è una norma penale che andrebbe ripensata e rivista alla luce di un’aumentata esigenza di protezione della propria intimità e riservatezza, che deve fare i conti anche con mezzi di “penetrazione” nell’altrui vita privata sempre più sofisticati, potenti e invasivi.