SEQUESTRO DI ANIMALI D’AFFEZIONE SE DISTURBANO I VICINI

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Una sentenza che farà discutere quella pronunciata dalla Cassazione che prevede il sequestro del cane laddove disturba i vicini.

Il Tribunale del Riesame di Trieste infatti, con apposita ordinanza, ha disposto il sequestro preventivo dei cani di una condomina indagata per i reati di getto pericoloso di cose e disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone, previsti e puniti, rispettivamente, dagli art. 674 e 659 Cp.

In sostanza, all’indagata, un donna residente a Trieste, viene contestata l’immissione di rumori molesti e di cattivi odori nel condominio, originati da tre cani detenuti nel cortile, da diversi anni lasciati in pessime condizioni igieniche.

Ciò posto, a seguito della denuncia di alcuni condòmini, acquisite le valutazioni delle competenti Autorità Sanitarie ed i rilievi fonometrici dell’ARPA, il Tribunale ha ritenuto, ferma restando la legittima detenzione dei cani che, tuttavia, gli stessi potessero essere considerati “cosa pertinente al reato”, in virtù del fatto che gli animali avrebbero potuto dare occasione all’indagata di reiterare le condotte delittuose e, pertanto, ne ha disposto il sequestro preventivo.

Avverso il sopracitato sequestro preventivo, ricorre per cassazione la condomina indagata, ritenendo ingiusta l’ordinanza del tribunale triestino, tuttavia, la III Sezione Penale della Corte di Cassazione, con la sentenza n. 54531, pubblicata in data 22 dicembre 2016, respinge il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese processuali.

Per motivare la decisione la Suprema Corte, dopo aver ricordato i propri precedenti per cui “gli animali sono considerati “cose”, assimilabili – secondo i principi civilistici – alla res, anche ai fini della legge processuale, e, pertanto, ricorrendone i presupposti, possono costituire oggetto di sequestro preventivo (Sez. 2, n. 18749 del 05/02/2013 – dep. 29/04/2013; Sez. 5, n. 231 del 11/10/2011 – dep. 10/01/2012)”, afferma come “la previsione dell’art. 544 sexies cod. pen. costituisce una conferma normativa recente che gli animali possono essere soggetti a confisca (nel caso contemplato dalla norma, obbligatoria) e, quindi, a sequestro preventivo”.

Ed a nulla vale la circostanza, pure dedotta dalla condomina ricorrente, per cui i cani, da considerarsi esseri “senzienti”, possano soffrire per l’allontanamento dal luogo dove vengono custoditi dalla loro padrona, attesa la prevalenza delle esigenze umane di tutela dell’occupazione e del riposo sancite dalle norme penali di cui agli artt. 674 e 659 Cp.

Peraltro, l’art. 659 Cp “impone ai padroni degli animali di “impedirne lo strepito”, cosicché non può essere invocato un “istinto insopprimibile” del cane per sostenere l’insussistenza del reato.

Questa Corte ha già affermato, in una fattispecie identica (proprietario di cani, tenuti in un giardino recintato, che non aveva impedito il loro continuo abbaiare, tale da arrecare disturbo al riposo delle persone dimoranti in abitazioni contigue), che per l’integrazione del reato previsto dall’art. 659 cod. pen. è sufficiente l’idoneità della condotta ad arrecare disturbo ad un numero indeterminato di persone, non occorrendo l’effettivo disturbo alle stesse (Sez. 1, n. 7748 del 24/01/2012 – dep. 28/02/2012)”.

Una sentenza discutibile in quanto, fino ad oggi, vi è stato un ampio dibattito per portare l’animale da compagnia ad essere considerato un essere senziente, tanto che non può più essere pignorato. In questo caso però, da un punto di vista penale, l’animale viene considerato come una cosa e quindi il giudice ha ritenuto che vi erano gli estremi per un sequestro preventivo anche se la stessa proprietaria ha sostenuto nella difesa che l’allontanamento dei cani poteva provocare loro sofferenza da abbandono.