Madre licenziata solo con colpa grave

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Per licenziare una lavoratrice madre non basta la giusta causa, ma serve il quid pluris della colpa grave. Questo il principio consolidato dalla sentenza della Corte di cassazione 2004/2017, riguardante un licenziamento irrogato per “assenza ingiustificata” e invocando la clausola del contratto collettivo che consente la risoluzione del rapporto di lavoro del dipendente rimasto «arbitrariamente assente dal servizio per oltre sessanta giorni consecutivi». Nel caso in esame, la lavoratrice era stata spostata presso un altro ufficio particolarmente distante (cosa che le avrebbe richiesto un trasferimento), dove però non si era mai presentata. Secondo la tesi del datore, la donna, benché in gravidanza, doveva quantomeno recarsi presso la vecchia sede di lavoro e chiedere spiegazioni in merito al trasferimento. Cosa che però non aveva fatto rendendosi irreperibile. Tale assenza ingiustificata, cui non era seguito neanche un comportamento diligente volto a far presente le proprie esigenze personali e familiari, integrava, secondo l’azienda, una colpa grave tale da giustificarne il licenziamento. La misura, confermata nei primi due gradi di giudizio, è stata però annullata dalla Cassazione. La Corte, richiamando sia un proprio precedente, che i principi espressi dalla Corte costituzionale, ha precisato che la colpa grave della lavoratrice non può ritenersi integrata dalla sussistenza di un giustificato motivo soggettivo. Bisogna, invece, verificare se ricorra quella colpa connotata di gravità che comporta il licenziamento in tronco.

«Il divieto di licenziamento della lavoratrice madre – dice la Cassazione – è reso inoperante, quando ricorra la colpa grave della lavoratrice, che non può ritenersi integrata dalla sussistenza di un giustificato motivo soggettivo, ovvero di una situazione prevista dalla contrattazione collettiva quale giusta causa idonea a legittimare la sanzione espulsiva, essendo invece necessario – in conformità a quanto stabilito nella sentenza della Corte costituzionale – verificare se sussista quella colpa specificamente prevista dalla disciplina pattizia per i generici casi d’inadempimento del lavoratore sanzionati con la risoluzione del rapporto».

Insomma il licenziamento è valido solo se l’illecito disciplinare commesso dal dipendente sia di gravità tale da giustificare non solo la risoluzione del rapporto di lavoro, ma anche l’esclusione di quel divieto di licenziamento posto dalla legge sulla tutela della maternità e dell’infanzia.