Si può denunciare per offese e insulti?

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Con la depenalizzazione dell’ingiuria, il reato resta solo se le maldicenze, le offese e gli insulti vengono proferiti in assenza dell’interessato.

Dallo scorso anno non si può più denunciare per offese e insulti ricevuti, neanche se ciò avviene in un luogo pubblico e davanti ad altre persone. Questo perché il reato di ingiuria è stato depenalizzato e trasformato in un semplice illecito civile: quindi, tutto ciò che si può fare è agire in causa per ottenere il risarcimento del danno, ma la fedina penale del colpevole resterà immacolata.

Questa modifica implica una serie di importantissime conseguenze:

Non si può più denunciare per un’offesa

Non si può più andare dai carabinieri per denunciare le offese ricevute

Il procedimento per punire le offese e insulti non è più gratuito

Se la querela ai carabinieri era gratuita, e il procedimento penale iniziava perché era il pubblico ministero ad avviare la causa, oggi invece, dovendosi attivare un giudizio civile, è necessario andare da un avvocato e pagarlo.

Il procedimento per punire le offese non è più automatico

Se la querela comportava l’avvio – quasi sempre – automatico del procedimento penale, oggi invece è necessario un atto di parte, ossia la notifica della citazione, previa firma del mandato a un avvocato e pagamento del cosiddetto contributo unificato, ossia la tassa di avvio del giudizio. Le spese iniziali, quindi, sono a carico della parte offesa.

Il procedimento per punire le offese è molto più lungo

La causa civile è molto più lunga di quella penale e presenta numerose insidie in materia di prove. Si può, tutt’al più, chiedere un risarcimento con una previa lettera di diffida, ma è molto difficile trovare un punto di contatto tra due persone che hanno litigato aspramente.

Non vale più la dichiarazione della persona ingiuriata

Se nel processo penale per ingiuria la prova principale poteva essere la dichiarazione della vittima, che poteva essere utilizzata – anche da sola – per arrivare alla sentenza di condanna, nel processo civile le parti in causa non possono essere testimoni di sé stessi. La conseguenza è che, se non ci sono testimoni a confermare di aver sentito, in modo chiaro e preciso, l’offesa o l’insulto la domanda giudiziale verrà rigettata e, anzi, si dovranno anche pagare le spese processuali all’avversario.

È sempre necessaria la prova del danno

Nel processo civile non basta dimostrare il comportamento illecito dell’avversario, ma anche il danno subito. Danno che potrà variare sulla base della notorietà della vittima, del luogo in cui è stata proferito l’insulto e delle conseguenze. Una domanda giudiziale senza dimostrazione del danno viene rigettata e, anche in questo caso, bisognerà pagare l’avvocato all’avversario.

Impossibile recuperare soldi dal nullatenente

Se nel processo penale il colpevole subiva, quantomeno, la condanna che, da un punto di vista sociale, comporta sempre un certo disvalore – costituendo già di per sé una soddisfazione per la vittima – nel processo civile tutto ciò non avviene. Tutto ciò che può fare il giudice, come detto, è condannare l’autore dell’offesa al risarcimento del danno e al pagamento di una multa in favore dello Stato. Ma in entrambe le ipotesi, trattandosi di sanzioni pecuniarie, in presenza di un soggetto nullatenente contro cui è impossibile ogni forma di pignoramento, non ci saranno conseguenze.

Quindi, se è vero che la sanzione è notevolmente aumentata, è anche vero che non sempre è possibile riscuoterla.

Per poter denunciare bisognava non essere presenti al momento degli insulti

L’unico modo per poter denunciare l’artefice delle offese è di non essere stati fisicamente presente al momento in cui questi ha proferito gli insulti. Questo perché, in tal caso, non c’è ingiuria bensì diffamazione che, a differenza della prima, è ancora reato. La diffamazione, a differenza dell’ingiuria, richiede due condizioni:

la persona di cui si parla, vittima delle offese, non deve essere presente;

le offese devono essere dette davanti ad almeno due o più persone. Potrebbe anche verificarsi che il colpevole comunichi le frasi offensive singolarmente a più persone, in momenti diversi, ma con l’identico intento di diffamare. In tal caso siamo comunque in presenza del reato.

Il post su Facebook è un chiaro esempio di diffamazione, peraltro aggravata dall’uso di uno strumento virale, che ha una portata pubblica di maggiore incisività. Questo implica l’aumento della pena.

Quindi, solo in caso di diffamazione – e non di ingiuria – si può andare dai carabinieri, si può contare sulla iniziale gratuità del procedimento (salvo farsi assistere da un avvocato per chiedere il risarcimento), si può testimoniare in proprio favore nel processo penale e, infine, si può contare in una punizione anche nei confronti del nullatenente.