Prestito non restituito: come intervenire?

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Non restituire i soldi avuti in prestito da un soggetto non costituisce reato di appropriazione indebita. Per cui, il creditore non ha la possibilità di querelare chi non gli ridà ciò che gli spetta. Il penale scatta solo quando la somma viene consegnata con una precisa finalità e questo scopo non viene rispettato. È quanto chiarito dalla Cassazione con la sentenza n. 24857/17 del 18.05.2017.

In tutti i casi in cui un soggetto, presta dei soldi a un’altra persona, si realizza il cd. mutuo. Il mutuo tra privati è quindi possibile.

Per far si che ci sia un prestito tra privati è necessaria la consegna materiale della somma.

Per il resto le parti possono liberamente stabilire i loro accordi, anche con una semplice stretta di mano, senza dover ricorrere al contratto scritto. Contratto che, tuttavia, è opportuno siglare non fosse altro per via del fatto che, in caso di inadempimento, è più facile ottenere la condanna del giudice.

Se il beneficiario del prestito non rispetta i patti e non intende più ridare la somma che gli era stata mutuata, secondo la Cassazione non si può denunciare: non scatta quindi, in questi casi, il reato di appropriazione indebita. Né alcun altro reato.

Il reato di appropriazione indebita – spiega la Corte – scatta solo quando i soldi «siano stati consegnati dal legittimo proprietario, ad altri con una specifica destinazione di scopo che venga poi violata attraverso l’utilizzo personale da parte dell’agente».

Esempio: una persona che, non potendo recarsi in posta per pagare le proprie bollette, dia incarico ad un amico di farlo al posto suo. Così gli consegna del denaro contante in una busta. Dopo qualche giorno, però, scopre che il vicino non ha fatto ciò che gli era stato chiesto.

Fatto sta che, nel frattempo, ha speso tutti i soldi che gli erano stati affidati per se stesso, avendo delle bollette in scadenza, ma con la promessa di restituire la somma al legittimo proprietario nel più breve tempo possibile. Cosa può fare il titolare del denaro? In questo caso, chi non restituisce i soldi commette reato di appropriazione indebita e può essere querelato. Infatti, in tale ipotesi, la somma era stata consegnata per adempiere a una specifica finalità, che non è stata mantenuta.

Immaginiamo invece che una persona, essendo indebitata, chieda a un amico di prestargli dei soldi e che i soldi stessi nonostante le rassicurazioni non vengano restituiti.

In questo caso non vi è alcun reato e l’unico rimedio resta quello civilistico del «recupero crediti»: una causa civile che si concluda con un ordine di condanna da parte del giudice.

Posti i tempi lunghi dei giudizi civili, il creditore può cautelarsi facendosi firmare una promessa di pagamento o un’ammissione di debito, in quanto documenti scritti che giustificano l’emissione di un decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo. Ma è chiaro che se il debitore è nullatenente, poco si può fare in termini pratici per recuperare i soldi prestati.