Assegno con sigla e non con la firma completa: che succede?

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Che succede se l’assegno contiene uno scarabocchio con una sigla e non il nome e cognome per esteso del titolare del libretto?

Siamo spesso abituati a firmare documenti, lettere e ricevute con una semplice sigla al posto del nome e cognome per esteso. Quando si tratta di scritture private, valevoli solo tra le parti, lo scarabocchio può essere più che sufficiente se consente di identificare con certezza il suo autore.

Più rigorosa è invece la disciplina per gli atti pubblici: ad esempio, se andiamo dal notaio, quest’ultimo ci chiederà di firmare l’atto «per esteso e in modo leggibile», ossia indicando nome e cognome con grafia comprensibile a chiunque. Ma che avviene in caso di rapporti con una banca? Che succede se, sull’assegno c’è una sigla e non la firma completa? L’istituto di credito è tenuto ugualmente a ritenere il titolo valido o può invece rifiutarsi di pagare? La questione è stata di recente decisa dalla Cassazione [1].

In generale la banca raccoglie la firma del proprio cliente nel momento in cui gli rilascia il carnet degli assegni; successivamente, tutte le volte in cui una persona si presenta con un assegno “staccato” dal correntista, il dipendente allo sportello dovrebbe controllare che la sigla corrisponda a quella depositata originariamente dal cliente. Un vaglio che – sostiene la giurisprudenza – non richiede accertamenti particolarmente attenti e l’ausilio di strumenti tecnici. È sufficiente che, ad occhio nudo, le due sigle appaiano simili per esonerare la banca da ogni responsabilità nel caso in cui la firma sul titolo sia stata falsificata.

Questo significa che l’assegno può ben essere siglato e non firmato per esteso se, al momento del rilascio del blocchetto, il correntista ha fornito all’istituto di credito, come elemento di raffronto, proprio tale scarabocchio in quanto da lui quotidianamente utilizzato per firmare i documenti.

Il fatto che il correntista abbia apposto sull’assegno una sigla e non il nome e cognome per esteso non esonera però la banca dal verificarne l’autenticità. Per cui l’istituto di credito risponde per negligenza se paga assegni a persona diversa dal titolare malgrado l’assegno sia solo siglato e non firmato per esteso con nome e cognome. Se infatti l’anomalia è rilevabile a “occhio nudo” l’impiegato allo sportello è tenuto a fare degli approfondimenti. In ogni caso, sulla responsabilità della banca che paga assegni non trasferibili a persone diverse si dovranno esprimere le sezioni unite della Cassazione.

[1] Cass. sent. n. 13873/2017.