Dopo tanto tempo l’abuso edilizio si sana?

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Se il reato di abuso edilizio cade in prescrizione, l’ordine di demolizione può essere impartito senza limiti di tempo.

Anche se passano molti anni, infatti, da quando è stato commesso un abuso edilizio, il tempo non lo sana. Non conta neanche il fatto che l’amministrazione sia pienamente consapevole dell’esistenza della costruzione illegittima e che, anche a seguito del sopralluogo, non abbia inizialmente deciso di intervenire.

Lo ha chiarito il Consiglio di Stato in una recente sentenza e precisamente la n. 3210 del 30.06.2017.

Il tempo non sana l’abuso edilizio

Esempio: immaginiamo che il proprietario di un appartamento costruisca, sulla propria terrazza, una grossa tettoia e che poi decida di chiuderla con del plexiglass, in modo da riparare dagli agenti atmosferici le cose che si trovano sotto la tettoia. Passano diversi anni dalla realizzazione dell’opera e, poiché nel condominio, c’è un clima di amicizia, nessuno si oppone alla costruzione.

Un giorno, però, l’appartamento del piano di sopra ove è stata realizzata la “veranda” viene venduto e il nuovo proprietario inizia a protestare dicendo che ribellarsi sostenendo che l’opera gli toglie aria e luce.

Va in Comune ad accertarsi che la costruzione sia regolare; lì si accorge, però, che non è mai stato richiesto il permesso di costruire. Così sollecita un intervento dell’amministrazione affinché demolisca l’abuso edilizio. Dopo qualche mese, il Comune invia i vigili a effettuare un sopralluogo. Ma anche dopo questa attività, nulla si muove. Passano altri anni durante i quali il condomino del piano di sopra continua a inviare solleciti, finché arriva a fare un esposto alla Procura della Repubblica. Solo allora il Comune emette l’ordine di demolizione dell’abuso edilizio.

Il proprietario però si oppone: sostenendo  che, dopo tanto tempo, l’abuso si sana e il fatto che sia passata la polizia municipale e non abbia detto o fatto nulla comporta una “tacita acquiescenza” alla sua opera.

La sentenza del Consiglio di Stato ci offre la soluzione per risolvere la vicenda.

Il trascorrere del tempo non “sana” l’abuso ma, nel migliore dei casi, può richiede una motivazione rafforzata nell’emissione dell’ordine di demolizione.

Pertanto, nel momento in cui emette l’ordinanza di demolizione, il Comune non deve neanche motivare le ragioni di interesse pubblico che giustificano il provvedimento, né deve tentare di accontentare sia gli interessi del proprietario dell’opera – che per molto tempo ormai ne ha fatto uso – con quelli della collettività. Non si può neanche parlare di una aspettativa, da parte dell’autore dell’abuso edilizio, alla conservazione della costruzione giustificata dal lungo decorso del tempo sia dal momento di realizzazione della costruzione stessa che dal sopralluogo delle autorità.

Il tempo non può legittimare quindi in via di fatto una situazione illegittima.

Anzi il decorso del tempo dimostra ancor di più che si tratta di opere non precarie, destinate ad un migliore godimento e utilizzo della proprietà, destinate ad assolvere una funzione permanente e non transitoria ed è proprio tale circostanza che impone di richiedere sempre il permesso di costruire.