Lavori condominiali: quali sono gli orari da rispettare?

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Si può dire che il criterio acquisito è quello di poter fare i lavori nel condominio dalle 8 alle 13 e dalle 16 alle 20.

I lavori condominiali che provocano rumori molesti, non possono essere eseguiti durante il fine settimana o nei giorni segnati in rosso sul calendario.

Questa è la regola ormai acquisita. Regola che può però subire delle modifiche, perché la legge [1] delega ai regolamenti del condominio il poter fissare, tra le altre cose, la forma e i limiti dei divieti all’interno del palazzo, poiché le questioni che riguardano gli spazi comuni dei vicino sono definite proprio da quei regolamenti.

Se, però, l’edificio ha meno di 10 condòmini non c’è l’obbligo di adottare un regolamento condominiale. In questo caso subentrano le normative dei singoli Comuni che, in genere, impongono il silenzio dalle 22 alle 7 e dalle 14 alle 16.

Cosa fare se non vengono rispettati gli orari dei lavori in condominio?

Se quelle fasce sono state dettate dal Comune, basta chiamare i Vigili urbani; se, invece, sono state stabilite dal regolamento del condominio, una telefonata all’amministratore sarebbe il primo passo da fare. Nel caso in cui il vicino ammonito andasse avanti a sistemare la casa a orari proibitivi, la denuncia in Tribunale è sempre una strada praticabile.

Ricordiamoci, infatti, che il codice penale punisce «chiunque, mediante schiamazzi o rumori, ovvero abusando di strumenti sonori o di segnalazioni acustiche, disturba le occupazioni o il riposo delle persone, è punito con l’arresto fino a 3 mesi o con l’ammenda fino a 309 euro». Il reato si chiama proprio «disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone». L’ammenda, tra l’altro, può arrivare a 516 euro se, a provocare la molestia, è chi esercita una professione o un mestiere rumoroso contro le disposizioni della legge o le prescrizioni dell’autorità.

Unica condizione: i lavori in condominio dovranno disturbare e recare danno (durante gli orari vietati), non solamente ad un singolo condomino, ma a più persone. Tenere sveglio un solo vicino non basta: ci vuole un disturbo collettivo per poter fare appello alla legge.

 

[1] Art. 1138 cod. civ.