Legittime le indagini bancarie sui versamenti sul conto corrente dei professionisti non motivati.

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Chi esercita attività professionale può prelevare dal conto corrente tutte le somme che vuole, senza doversi preoccupare di un eventuale accertamento fiscale; non può assumere però lo stesso atteggiamento quando invece si tratta di versamenti. I versamenti infatti restano soggetti a controlli bancari e, se non giustificati, fanno scattare una presunzione di evasione a favore del fisco. È questo il fondamentale chiarimento fornito dalla Cassazione con la sent. n. 19806/17 del 9.08.2017.

In pratica, per i versamenti sul conto fatti dai professionisti restano possibili, e quindi leciti, i controlli bancari.

In buona sostanza, nel 2014 la Corte Costituzionale ha dichiarato inapplicabile ai professionisti la legge dettata per gli imprenditori, in base alla quale prelievi e versamenti sul conto non giustificati si presumono come ricavi in nero e, quindi, danno luogo a un accertamento fiscale. Al contribuente è data possibilità di difendersi dimostrando:

nel caso di versamenti, l’origine di tali soldi, da dove cioè se li è procurati;

nel caso di prelievi, il beneficiario degli stessi.

Ebbene, la dichiarazione di incostituzionalità si estende però solo ai prelievi sul conto e non anche ai versamenti fatti dai professionisti, per i quali restano ancora possibili i controlli bancari.

In pratica, un professionista può attingere dal bancomat quanti soldi vuole, anche diverse migliaia di euro, senza timore che un giorno il fisco possa chiedergli chiarimenti; e questo perché, essendo tenuto a una contabilità semplificata – non come quella degli imprenditori – i soldi potrebbero servirgli anche per esigenze personali e non di studio.

Viceversa, i versamenti di denaro sul conto continueranno ad essere sotto il vigile controllo dell’Agenzia delle Entrate, la quale potrà pretendere di sapere da dove provengono tali importi se di questi non vi è traccia, ad esempio, in una fattura.