Il dipendente affetto da bipolarismo, può essere licenziato?

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Il lavoratore dipendente che non ha la piena capacità di intendere e volere, non può  essere considerato colpevole di azioni astrattamente illecite. Ciò vale sia in mezzo alla strada che sul posto di lavoro.

La Cassazione con la sent. n. 25955/17 del 31.10.2017 ha deciso che non si può licenziare un dipendente con sindrome bipolare.

Il licenziamento disciplinare, si ha quando c’è un comportamento colpevole del dipendente. In questo caso il licenziamento può essere intimato:

senza alcun preavviso, con obbligo immediato quindi, di cessare la prestazione lavorativa e non recarsi più in azienda (cosiddetto «licenziamento per giusta causa»): ciò avviene quando la condotta del dipendente è talmente grave da non consentire la prosecuzione del rapporto neanche per un solo giorno.

con il preavviso previsto dai contratti collettivi (cosiddetto «licenziamento per giustificato motivo soggettivo») quando la violazione del dipendente è meno grave rispetto al precedente caso della «giusta causa».

In entrambi i casi il licenziamento disciplinare si basa su una colpa del dipendente. Il concetto di «colpa» richiede sempre la coscienza e la consapevolezza di agire in un determinato modo. Si può avere un comportamento colpevole, passibile di licenziamento, anche senza malafede.

Quando però manca la coscienza e la consapevolezza dell’azione il dipendente non può essere punito. È questo il caso di chi soffre di sindrome bipolare.

La Cassazione va però oltre tale concetto. Immaginiamo che una persona riesca a dimostrare che in due determinati giorni, tra loro ravvicinati, abbia avuto due diverse crisi che lo abbiano privato della capacità di intendere e di volere proprio perché affetto da bipolarismo. Secondo la Corte, si deve presumere che la patologia sia stata presente in tutto il periodo intermedio tra tali due momenti. In pratica – afferma la sentenza in commento – in presenza di alcune malattie come il bipolarismo, una volta accertata la totale incapacità del soggetto in due prossimi periodi di tempo, questa stessa incapacità deve essere presunta anche nel periodo intermedio. In sostanza, si ha un’inversione dell’onere della prova: sarà cioè la controparte (quindi il datore di lavoro) a dover dimostrare che il malato ha invece agito in una fase di piena lucidità. Spetterà poi al giudice di merito valutare la gravità della diminuzione di tale incapacità.