Differenza tra mobbing e straining

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Cos’è il mobbing

Quando si parla di mobbing  ci si riferisce a tutte quelle condotte vessatorie  e durature, individuali o collettive, rivolte nei confronti di un soggetto (lavoratore) ad opera del datore o del capo ufficio (mobbing verticale) e/o colleghi (mobbing orizzontale), oppure anche da parte di sottoposti nei confronti di un superiore (mobbing ascendente).

Lo scopo del mobbing è essere quello di umiliare ed emarginare il dipendente, svilire la sua professionalità, non necessariamente al fine di costringerlo, di fatto, a rassegnare le dimissioni (anche se, in molti casi, chi fa mobbing intende sbarazzarsi del dipendente).

Caratteristica fondamentale del mobbing è la metodica ripetizione nel tempo dei comportamenti posti ai danni del lavoratore. Ci devono essere, quindi, una pluralità di atti.

In secondo luogo questi comportamenti devono essere sorretti tutti dal medesimo intento persecutorio diretto a vessare il lavoratore. In ultimo, il lavoratore deve dimostrare che, da tale situazione, ha subìto un danno alla integrità psicofisica.

Il mobbing quindi non può realizzarsi attraverso una condotta estemporanea; tuttavia un periodo di sei mesi è stato ritenuto sufficiente per integrare l’idoneità lesiva della condotta nel tempo.

Esempio tipico di mobbing sono tutte quelle situazioni di emarginazione, demansionamento, inattività forzata, denigrazione, idonei a configurare il cosiddetto terrorismo psicologico.

 Cos’è lo straining

Provare l’esistenza di mobbing a volte risulta difficile ed è proprio per questo motivo che la Cassazione con la sentenza del  19.02.2018 n. 3977/18 ha elaborato ed introdotto il termine STRAINING.

Lo straining è una sorta di mobbing attenuato che consente di ottenere anch’esso il risarcimento del danno. Secondo la Cassazione, la differenza tra mobbing e straining, sta nel fatto che quest’ultimo è semplicemente «una forma attenuata di mobbing nella quale non si riscontra il carattere della continuità delle azioni vessatorie». In entrambi i casi vi sono comunque azioni produttive di danno all’integrità psico-fisica del lavoratore. E il codice civile è chiaro nell’imporre, sul datore, l’obbligo di astenersi dal compiere ogni condotta che leda il diritto alla salute, alla dignità umana e tutti i diritti inviolabili della persona, nonché «di impedire che nell’ambiente di lavoro si possano verificare situazioni idonee a mettere in pericolo» tali diritti della persona. E ogniqualvolta, quindi, l’evento si ricollega causalmente a un comportamento del datore sussiste la piena responsabilità di quest’ultimo.

In ultima analisi possiamo quindi stabilire che, la differenza tra mobbing e straining è solo quantitativa: nel senso che quest’ultimo può scattare quando le vessazioni sono più sporadiche, ma comunque sorrette dall’intento di mortificare ed emarginare il dipendente.