Cause di Malasanità: può essere utilizzato il cosiddetto foro del consumatore?

Nelle cause di malasanità, il cosiddetto foro del consumatore (cioè il Tribunale del luogo di residenza del paziente danneggiato) al posto di quello del luogo ove è situato l’ospedale, non può essere utilizzato.
Infatti, la Corte di Cassazione, con ordinanza n. 8093 del 2 aprile 2009, ha stabilito che quando la struttura è pubblica o convenzionata con il Servizio Sanitario Nazionale, la causa deve essere proposta davanti al Tribunale di competenza nella cui circoscrizione si trova la sede dell’ospedale.
Secondo la Corte, infatti, in questo caso al paziente non può essere attribuita la qualifica di “consumatore”.
Il servizio sanitario fornito dagli ospedali pubblici o convenzionati viene infatti erogato “attraverso una complessiva organizzazione imperniata sul principio di territorialità.
La fruizione del servizio, invece, non è necessariamente collegata alla residenza dell’utente.

DANNO NON PATRIMONIALE

Quando la vittima muore in un lasso di tempo, non suscettibile di accertamento medico legale, agli eredi non spetta nessun risarcimento del danno non patrimoniale.
Questo è quanto stabilito dalla Corte di Cassazione, Sezione Sesta Civile del 3 dicembre 2018 n. 32372.
Senza analizzare nel dettaglio la vicenda che ha condotto alla sentenza de quo, possiamo dire che la persona ferita, che sopravvive un po’ di tempo e poi muore, può subire un danno patrimoniale.
Tale danno può riguardare:
– un danno alla salute;
– un danno riguardante l’animo e la sofferenza interiore.

Ricomprare la propria casa all’asta

Quando la propria casa viene messa all’asta dal Tribunale, sicuramente è perché siamo stati vittime di un pignoramento immobiliare.
In tali situazione, il Tribunale, prima di mettere all’asta un immobile, dispone una perizia tecnica per valutare lo stesso e fissa un prezzo di base a cui le eventuali offerte dovranno attenersi.
Se l’appartamento non verrà venduto al primo tentativo, il giudice fisserà un ulteriore udienza, con ribasso del prezzo del 25%.
Il nostro nel codice di procedura civile stabilisce che: «Ognuno, tranne il debitore, è ammesso a offrire per l’acquisto dell’immobile pignorato personalmente o a mezzo di procuratore legale».
Chi non può partecipare quindi all’asta?
Oltre al debitore, il codice civile elenca una serie di soggetti che non possono partecipare all’asta. Eccoli:
– genitori esercenti la responsabilità genitoriale sui figli rispetto ai beni ed ai diritti del minore;
– tutore e protutore riguardo ai beni e ai diritti del minore;
– amministratori dei beni dello Stato, dei comuni, delle province o degli altri enti pubblici, rispetto ai beni affidati alla loro cura;
– ufficiali pubblici, rispetto ai beni che sono venduti per loro ministero;
– coloro che per legge o per atto della pubblica autorità amministrano beni altrui, rispetto ai beni medesimi;
– mandatari, rispetto ai beni che sono stati incaricati di vendere.

Pignoramento immobiliare prima casa

La materia del pignoramento immobiliare è, di base, più complessa rispetto a quelle di ogni altra forma di esecuzione forzata.
La legge mira infatti a garantire da un lato il debitore e dall’altro la trasparenza nei passaggi di proprietà. La normativa è stata poi integrata dal famoso decreto legge cosiddetto “del Fare”, approvato dal Governo Letta, che ha introdotto il cosiddetto divieto di pignoramento della prima casa: un divieto però che opera solo nei confronti dell’agente della riscossione.
Il divieto di pignoramento della prima casa non vale per qualsiasi creditore ma solo per gli agenti della riscossione (Agenzia Entrate Riscossione ed esattore delle imposte locali cioè Comune e Regione). A questi ultimi si applica dunque la norma che sancisce l’impignorabilità dell’abitazione.
La norma non pone il divieto di pignoramento nei confronti del primo immobile acquistato dal debitore, ma dell’unica casa. In altre parole, il divieto opera solo a condizione che il debitore non sia proprietario di altri immobili.
Quindi all’atto pratico, quando il soggetto rischia il pignoramento della casa da parte dell’agente della riscossione esattoriale? Innanzitutto egli deve avere la proprietà, anche per una minima quota, di un altro immobile (a prescindere dalla sua natura: terreno, fabbricato, box auto, ecc.). Ma ciò non basta. Il pignoramento immobiliare è possibile solo se ricorrono anche queste condizioni:

Omesso consenso nelle operazioni salva vita correttamente eseguite

La Corte di cassazione ha fornito alcune precisazioni in tema di responsabilità medica, con particolare riguardo alle ipotesi di danni risarcibili per mancanza di adeguato consenso informato in caso di corretta esecuzione di un intervento “salva vita”.
In tali ipotesi, ha ricordato la Corte con la pronuncia del 04.12.2018 n. 31234, la lesione del diritto all’autodeterminazione è oggetto di danno risarcibile tutte le volte che il paziente abbia subito le inaspettate conseguenze dell’intervento senza la necessaria e consapevole predisposizione ad affrontarle e ad accettarle, trovandosi invece del tutto impreparato di fronte ad esse.
I giudici di legittimità, hanno affrontato e si sono pronunciati su una vicenda in cui il paziente, affetto da un cancro alla laringe, aveva perso la capacità di parlare (fonesi) a seguito di un intervento (laringectomia totale), eseguito d’urgenza, come conseguenza dell’asportazione della laringe, intervento sul quale assumeva di non essere stato adeguatamente edotto.

Conto corrente cointestato: si può pignorare? fino a che limite?

Il pignoramento del conto corrente cointestato

In generale, in caso di conto corrente cointestato il creditore può pignorare il 50% (ossia la metà) delle somme depositate in banca o alle poste.

Allo stesso modo, ogni somma che dovesse essere accreditata sul conto cointestato dopo il pignoramento (per es. il pagamento da parte di un cliente) verrebbe “bloccata” nella misura massima del 50%. In sostanza la metà di tutto ciò che si trova sul conto cointestato viene assoggettata al pignoramento, ma solo entro i limiti dello stesso.

I rapporti tra banca e correntisti quando il conto è stato pignorato

Proprio perché il conto è solo parzialmente bloccato, la restante parte del deposito può essere utilizzata liberamente. Così ciascuno dei due correntisti –quindi anche il debitore – può prelevare dal conto, anche integralmente, la somma non pignorata.

Errato conferimento dei rifiuti e sanzioni per il condominio.

La raccolta differenziata è diventata una nostra realtà quotidiana e come ogni cosa nuova ha creato non poche difficoltà per la sua corretta gestione.

Le multe per la “differenziata”, sono previste dai regolamenti comunali a carico di coloro che, anche per un semplice sbaglio, non rispettano le regole stabilite per il conferimento dei rifiuti, fino ad arrivare a delle vere e proprie sanzioni “collettive” a carico del condominio, quando l’errato conferimento riguarda condòmini non individuabili.

Ultimamente abbiamo appreso dalla stampa una vicenda per cui, un individuo era stato “reclutato” dal proprio condominio per prendere i rifiuti e andare a depositare i sacchetti presso un altro condominio fuori zona.

Successivamente, a seguito dei controlli effettuati dai vigili, è stato possibile individuare il trasgressore e per tale motivazione, il condominio è stato multato proprio per disincentivare queste azioni a danno della collettività.

Obbligatorietà del consenso informato e sua violazione.

In caso trattamento sanitario svolto in assenza di consenso informato, il paziente danneggiato può sempre rivendicare la violazione del diritto all’autodeterminazione, questo è quanto statuito dalla Cassazione con la sentenza  n. 11749/2018.

Gli Ermellini, hanno fatto una analisi partendo dalla definizione di consenso informato fornita dalla Corte Costituzionale; consenso informato, quale espressione della consapevole adesione al trattamento sanitario proposto dal medico, rappresenta un vero e proprio diritto della persona, tutelato  negli articoli 2, 13 e 32, secondo comma, della Costituzione.

Il sanitario non può agire senza il consenso informato del paziente; consenso che quindi  costituisce, “legittimazione e fondamento del trattamento”. Senza la sua preventiva acquisizione, l’intervento è sicuramente illecito, anche quando è nell’interesse del paziente. Fanno eccezione, ovviamente, i trattamenti sanitari obbligatori per legge o i casi in cui ricorra uno stato di necessità.

Acquisto casa: cos’è la caparra confirmatoria? E la clausola penale?

È indubbio che, nell’acquistare una casa, sia il venditore che l’acquirente cercano di tutelare e rafforzare la loro posizione giuridica. A volte infatti la sottoscrizione del preliminare non basta a tutelare le rispettive parti e tra la conclusione del preliminare stesso ed il momento dell’atto definitivo si possono verificare degli eventi che portano uno dei due soggetti a non presentarsi alla stipula del rogito notarile.

Proprio in questo contesto si inseriscono la caparra confirmatoria e la penale.

La caparra confirmatoria è prevista dell’art. 1385 c.c., il quale dispone che: «Se al momento della conclusione del contratto una parte dà all’altra, a titolo di caparra, una somma di danaro o una quantità di altre cose fungibili, la caparra in caso di adempimento, deve essere restituita o imputata alla prestazione dovuta. Se la parte che ha dato la caparra è inadempiente, l’altra può recedere dal contratto, ritenendo la caparra; se inadempiente è invece la parte che l’ha ricevuta, l’altra può recedere dal contratto ed esigere il doppio della caparra. Se però la parte che non è inadempiente preferisce domandare l’esecuzione o la risoluzione del contratto, il risarcimento del danno è regolato dalla norme generali.»

Cos’è la violenza ostetrica?

Da una  indagine sul tema ‘ Le donne e il parto’,  è risultato che una mamma su cinque dice di avere subito qualche forma di violenza ostetrica, fisica o psicologica, alla prima esperienza di maternità.

In cosa consiste la violenza ostetrica?

La violenza ostetrica è il comportamento  posto in essere non solo dal personale ‘ostetrico’, ma riguarda tutto il personale medico e paramedico che ha l’obbligo di prendersi cura della paziente durante il parto. Questa violenza può  avvenire sia con gesti fisici ma anche con offese, umiliazioni, atteggiamenti di leggerezza e di poca sensibilità verso una paziente. Molte donne  hanno infatti  affermato di avere ricevuto battute poco gradevoli, atteggiamenti poco consoni o addirittura trattamenti medici senza il preventivo consenso.

Cosa fare se si subisce violenza ostetrica?

Le partorienti che si trovano  a subire violenza ostetrica da parte del personale medico e paramedico, devono innanzitutto comprendere, che si tratta di un atteggiamento  totalmente ed assolutamente ingiustificabile.