Si può pignorare anche per piccoli importi?

La legge non pone limiti minimi per avviare un pignoramento.
In teoria, quindi, si può procedere in via esecutiva anche per somme piuttosto modeste.
Solo l’Agente per la riscossione esattoriale non può emettere cartelle esattoriali per debiti inferiori a trenta (30 )euro. I creditori privati non incontrano invece nessun limite.
A volte però il gioco non vale la candela. Infatti, il pignoramento comporta dei costi di un certo rilievo a cui, se non fa da contraltare un buon margine di certezza circa il recupero del credito, non sempre si va incontro con piacere.
L’incertezza che lega ogni forma di recupero crediti fa sì che allo stesso si acceda solo quando il credito è di importo rilevante.
Spetta sempre al creditore (ovviamente consigliato al meglio dal legale) definire se, in un’ottica di utilità personale, sia conveniente o meno intraprendere determinate azioni legali. A volte infatti nella decisione possono entrare in gioco questioni di carattere personale e/o di principio.

PRIVACY: se nel condominio c’è chi ha il Coronavirus, va fatto il suo nome?

Se una persona facente parte del condominio dovesse ammalarsi di Coronavirus, l’amministratore avrebbe il diritto di saperlo e l’obbligo di comunicare il suo nome agli altri condomini?Su questo aspetto si è appena pronunciato il Garante della Privacy.
La privacy è un diritto costituzionale ma, come tutti i diritti elencati nella nostra carta suprema, va bilanciata con gli interessi di terzi.

Coronavirus: il nuovo modulo autocertificazione

Per giustificare gli spostamenti, i cittadini dovranno compilare il nuovo modello di autodichiarazione e, in caso di eventuale controllo, dovranno consegnarlo alle autorità sotto la propria responsabilità, civile e penale.
Nella prima parte, bisogna inserire le proprie generalità: nome, cognome, data e luogo di nascita, residenza, domicilio, numero di documento d’identità, numero di telefono; con la consapevolezza delle conseguenze penali previste in caso di dichiarazioni mendaci a pubblico ufficiale (art. 495 codice penale).
Nel nuovo modulo occorre dichiarare:

Coronavirus: posso fare la spesa in un altro Comune?

L’ordinanza adottata dal ministro della Salute e dal ministro dell’Interno stabilisce che, dal 23 marzo, è fatto divieto a tutte le persone fisiche di trasferirsi o spostarsi con mezzi di trasporto pubblici o privati in Comune diverso da quello in cui si trovano, salvo che per comprovate esigenze lavorative, di assoluta urgenza ovvero per motivi di salute.
Con riferimento al Dpcm del 22 marzo, viene chiarita un’eccezione al divieto di spostamento dal Comune in cui ci si trova. Oltre ai movimenti consentiti per comprovate esigenze lavorative, motivi di salute e assoluta urgenza, restano autorizzati gli spostamenti “che rivestano carattere di quotidianità o comunque siano effettuati abitualmente in ragione della brevità delle distanze da percorrere”.

Coronavirus: tutte le novità sulle pensioni

Come anticipato dal ministro del Lavoro e delle politiche sociali e poi confermato e firmato attraverso una ordinanza dal capo del dipartimento della Protezione Civile, Angelo Borrelli, per i mesi di aprile, maggio e giugno verrà anticipato e distribuito nell’arco di più giorni il pagamento dei trattamenti pensionistici, degli assegni, delle pensioni e delle indennità di accompagnamento, erogate agli invalidi civili presso gli sportelli di Poste Italiane collocati su tutto il territorio nazionale.
Il ministro ha chiarito che i pagamenti avverranno:
– dal giorno 26 al 31 marzo per la mensilità di aprile;
– dal giorno 27 al 30 aprile per la mensilità di maggio;
– dal giorno 26 al 30 maggio per la mensilità di giugno.
Poste italiane informa in una nota che le pensioni del mese di aprile saranno accreditate il 26 marzo per i titolari di un libretto di risparmio, di un conto BancoPosta o di una Postepay Evolution.

Batterio Killer – Siamo soddisfatti per i risultati ottenuti!

Siamo molto soddisfatti del riscontro avuto dall’articolo su un tema così delicato e abbiamo avuto ulteriori contatti da persone della zona, le quali sospettano che un loro familiare sia deceduto a causa di questo batterio, ma che segnalano soprattutto la mancanza di igiene e di applicazione dei protocolli preventivi. Vedi anche: CORRIERE ADRIATICO – Fermo, … Leggi l’articolo

Separazione: vendita casa coniugale cointestata

Casa cointestata: a chi va dopo la separazione?
In caso di separazione tra marito e moglie, la casa coniugale viene assegnata dal tribunale al coniuge con cui vanno a vivere i figli non ancora indipendenti economicamente.
Casa cointestata: che succede se la coppia si separa?
Se la coppia si separa senza aver avuto figli o non ci sono ragioni per assegnare la casa a uno dei due coniugi, marito e moglie hanno piena libertà di trovare la migliore soluzione per la divisione dell’immobile. Se però non si trova un accordo, sarà il giudice a disporre la divisione in natura del bene.
La casa cointestata può essere sempre venduta dai coniugi, ma con il consenso di entrambi.
Casa cointestata: che succede se viene venduta prima della separazione?
Potrebbe succedere che i coniugi decidano di vendere la casa prima della separazione. In questo contesto, secondo la Cassazione, prevale il diritto del venditore salvo che, nel contratto di compravendita, venga inserita una clausola di rispetto del comodato d’uso: in tale ipotesi, infatti, l’acquirente deve rispettare il diritto di abitazione riconosciuto in favore del coniuge. Diversamente, l’assegnazione non è opponibile al terzo acquirente (in quanto posteriore alla vendita).
Casa cointestata: che succede se viene venduta dopo la separazione?
Se i coniugi vendono la casa dopo la separazione con assegnazione della casa coniugale a uno dei due, prevale il diritto di quest’ultimo ad abitare l’immobile.
Con delle precisazioni:
1. se il provvedimento di assegnazione del giudice è stato trascritto nei pubblici registri immobiliari prima del contratto di compravendita, l’acquirente deve rispettare il diritto di abitazione del coniuge assegnatario finché ne sussistono i presupposti;
2. se invece il provvedimento di assegnazione non è stato trascritto, il diritto del coniuge assegnatario della casa prevale solo per nove anni decorrenti dalla data di assegnazione.

Tempi di attesa per visite, esami o ricoveri: novità dal Governo?

Il Governo ha predisposto un piano nazionale in materia per il triennio 2019-2021.
Sono infatti previsti ulteriori finanziamenti per cercare di accorciare i tempi di attesa per visite, esami e ricoveri e viene istituito proprio a questo scopo un Osservatorio che affiancherà regioni e province autonome.
In parole povere c’è la minaccia di licenziamento per chi non rispetta gli obiettivi.
Questo per tutelare il diritto del paziente a rivolgersi ad una struttura privata o ad un professionista facendo pagare visita o esame alla Sanità pubblica quando vengono superati i tempi stabiliti dalla legge.
I tempi di attesa per visite ambulatoriali
Il piano nazionale sui tempi di attesa per visite, esami diagnostici e ricoveri sono sempre gli stessi del passato.
Per quanto riguarda le visite ambulatoriali e le prestazioni strumentali, il piano fissa questi tempi massimi:
– prestazioni urgenti (contrassegnate U sull’impegnativa): da eseguire nel più breve tempo possibile e, comunque, non oltre 72 ore;
– prestazioni brevi (B): da eseguire entro 10 giorni;
– prestazioni differibili (D): da eseguire entro 30 giorni per le visite o entro 60 giorni per accertamenti diagnostici;
– prestazioni programmate (P): da eseguire entro 180 giorni fino al 31 dicembre 2019 ed entro 120 giorni dal 1° gennaio 2020.
Finora, il piano nazionale prevedeva un massimo di 30 o 60 giorni per le visite specialistiche in base alla natura della patologia e, quindi, del tipo di visita da fare.
I tempi di attesa per i ricoveri

Prestito di denaro non restituito: cosa fare

Cosa bisogna fare e come bisogna muoversi quando si prestano dei soldi (con bonifico),con tanto di dichiarazione scritta e firmata con scadenza, ma non si riesce a riaverli indietro?
La prima cosa da fare, prima ancora di muoversi legalmente, è verificare se chi ha ricevuto la somma di denaro ( il debitore) sia o meno nullatenente.
Se il debitore è un nullatenente, ossia ha una pensione pressochè nulla e non ha immobili di proprietà, allora in questo caso non è consigliabile intraprendere un azione giudiziale in quanto, anche in caso di condanna, non si riuscirebbe ad ottenere nulla dal soggetto in questione.
Diversamente, se il debitore è aggredibile dal punto di vista economico, si può pensare ad un’azione finalizzata al recupero del credito.

NPL: cosa sono?

Con la sigla Npl (Non Performing Loans) si intendono i crediti deteriorati ossia i crediti delle banche verso soggetti, persone fisiche e società, che, a causa di un peggioramento della situazione economica e finanziaria, non sono in grado di adempiere in tutto o in parte alle proprie obbligazioni contrattuali.
Si definiscono “deteriorate”, le esposizioni creditizie per cassa (finanziamenti e titoli di debito) e “fuori bilancio” (garanzie rilasciate, impegni irrevocabili e revocabili a erogare fondi, ecc.) verso debitori che ricadono nella categoria “Non performing”.
I crediti deteriorati vengono suddivisi in sottocategorie, diverse in base alla gravità della situazione debitoria:
– le “sofferenze”
– le “inadempienze probabili”
– le “esposizioni scadute e/o sconfinanti”.
Le prime ossia le sofferenze, sono esposizioni verso soggetti in stato di insolvenza.
I crediti segnalati come “sofferenze” sono quelli vantati dalla banca nei confronti di un soggetto in stato di insolvenza (anche non accertato giudizialmente) o in situazioni sostanzialmente equiparabili, indipendentemente dalle eventuali previsioni di perdita formulate dalla banca.