Errato dosaggio farmacologico

La relazione medico-paziente presuppone un rapporto di massima fiducia da parte di quest’ultimo nei confronti del primo.

Molto spesso ci siamo trovati di fronte e non è una rarità a casi di errata terapia o di errato dosaggio nella somministrazione della cura medica.

In simili situazioni, il paziente ha diritto di richiedere un giusto risarcimento del danno patito e subìto.

Molto spesso infatti da un’errata terapia farmacologica o da un dosaggio errato della stessa, derivano al paziente gravi conseguenze.

I farmaci infatti, è giusto sottolinearlo,  possono influenzare negativamente tutti i sistemi dell’organismo a vari gradi di intensità.  Ci sono reazioni più lievi; sono sonnolenza, nausea, prurito e  reazioni gravi come  difficoltà respiratorie, danno cellulare, reazione allergiche ed emorragia.

Come intestare casa a un figlio minorenne?

La donazione ai bambini e ai figli minori di 18 anni è esente da imposte fino a 1 milione di euro e necessita del permesso del giudice tutelare.

Iniziamo col dire che, donare una casa a un figlio minorenne è possibile e soprattutto, oggi, a causa della crescente incertezza delle varie attività commerciali e della vita in generale, è sicuramente conveniente per vari motivi.

tutelare il patrimonio familiare dagli imprevisti di attività;
sottrarre il bene ad eventuali e futuri creditori;
possibile separazione o divorzio.
La prima cosa da tenere in considerazione è che quando si vuol intestare una casa a un figlio di pochi anni l’unico atto che si può compiere è la donazione e non la vendita; il minore, infatti, non ha capacità d’agire.

La seconda cosa di cui prendere nota, se si vuole intestare una casa a un figlio minorenne, è che bisogna sempre prima chiedere l’autorizzazione in tribunale al Giudice Tutelare.

Smarrimento cartella clinica: chi è responsabile?

Ogni paziente e, in caso di suo decesso, i vari eredi, hanno diritto all’accesso alla cartella clinica e ad estrarne copia. La presentazione della domanda può avvenire in vari modi: sia presentandola  allo sportello della direzione sanitaria oppure via posta elettronica, raccomandata o fax.

I tempi di consegna della copia della cartella clinica sono di sei giorni lavorativi.

Per legge, durante tutta la durata del ricovero del paziente in ospedale, il medico è responsabile della tenuta e della conservazione della cartella clinica. Tuttavia il suo obbligo di provvedere alla compilazione e alla conservazione della cartella clinica termina quando lo stesso invia la cartella all’archivio centrale.

Colpa medica: quali sono gli oneri probatori a carico di chi chiede il risarcimento?

L’attore-paziente che agisce in giudizio per ottenere il risarcimento dei danni alla persona, deve adempiere  determinati e specifici oneri probatori, in assenza dei quali, il Giudice, in un ambito di applicabilità dell’art. 2236 cc, non ammette la consulenza tecnica di ufficio.

Nella vicenda che trattiamo e che si è conclusa con la sentenza emessa dal Tribunale di Roma il 31.05.2018, una donna, sottopostasi ad un intervento medico al piede, aveva lamentato, dopo circa tre mesi,  un peggioramento della propria condizione.

Ritenendo infatti che, l’operazione chirurgica non fosse stata effettuata a regola d’arte e con la dovuta perizia tecnica, aveva citato in giudizio il medico e la casa di cura, nonché l’assicurazione da questi chiamata in manleva.

Relativamente agli addebiti che l’attrice aveva mosso nei confronti del medico, essi non sono sembrati, da subito, supportati da specifiche e dettagliate allegazioni probatorie.

Il Giudice di prime cure infatti ha rilevato, non solo la carenza espositiva dell’atto di citazione ma anche la carenza di allegazione probatoria, dato che, parte attrice si è affidata solo ed esclusivamente alle risultanze dell’elaborato medico del proprio tecnico di parte, in cui non veniva precisati quali errori fossero addebitabili al medico convenuto, nell’eseguire l’intervento.

Come si richiede la cartella clinica di un defunto?

Cominciamo dicendo innanzitutto che la cartella clinica è un atto pubblico in cui sono raccolte tutte le informazioni sulle condizioni di salute del paziente ricoverato in una struttura sanitaria, pubblica o privata. Un vero e proprio diario su cui il medico è tenuto a riportare tutto ciò che viene fatto sul e per il paziente.

Il personale addetto alla struttura sanitaria è obbligato a svolgere una serie di funzioni:

1.compilare quotidianamente la cartella clinica, atto di cui risponde il primario del reparto;

2.apporre delle firme leggibili e dei timbri per rendere identificabili i responsabili della cartella;

3.riportare tutte le informazioni raccolte dal malato al momento dell’anamnesi;

4.consegnare la cartella ad un’altra struttura sanitaria in caso di trasferimento immediato del paziente;

5.mettere a disposizione dei familiari e di altri medici le informazioni raccolte nella cartella per un eventuale consulto sulle cure da fare.

La compilazione della cartella clinica è un atto   molto importante e va svolto con estrema dovizia: l’alterazione del contenuto, la mancanza di informazioni o qualsiasi altro difetto vengono considerate reato.

Ritardo soccorsi: si può denunciare?

Cosa succede se l’ambulanza arriva in ritardo? Posso denunciare?

In questo caso stiamo parlando dell’omissione di soccorso: secondo il codice penale, rischia la reclusione fino a un anno o la multa fino a 2.500 euro colui che non presti soccorso oppure non chiami le autorità competenti a farlo davanti a casi di persone che si trovano in evidente stato di bisogno.

La legge, quindi, è molto chiara nel dire che,  chiunque si trovi a dover intervenire, deve immediatamente attivarsi senza indugio, per prestare soccorso. In particolare, il codice dispone tale obbligo in presenza di queste situazioni:

minore degli anni dieci abbandonato o smarrito;
persona incapace di provvedere a se stessa, per malattia psichica o fisica, per vecchiaia o per altra causa, ugualmente abbandonata o smarrita;
rinvenimento di un corpo umano che sia o sembri inanimato, ovvero di una persona ferita o altrimenti in pericolo.

Abitare immobile privo di agibilità

Ogni immobile deve avere un certificati di agibilità.

Il certificato di agibilità era un documento rilasciato dal comune su istanza di un privato, al fine di attestare che un immobile avesse le caratteristiche legali per assolvere alla sua funzione, in quanto erano ritenute sussistenti le condizioni di igiene, salubrità, risparmio energetico degli edifici e degli impianti negli stessi installati, valutate secondo quanto disponeva la normativa vigente.

Il certificato veniva rilasciato dal dirigente o dal responsabile del competente ufficio comunale, facendo  riferimento ai seguenti interventi:

Nuove costruzioni;

Ricostruzioni o sopraelevazioni, totali o parziali;

Interventi sugli edifici esistenti che potessero influire sulle condizioni igienico-sanitarie.

A partire dal 2016, l’attestazione delle condizioni di salubrità, igiene e risparmio energetico può avvenire, con una segnalazione certificata di agibilità, presentata dallo stesso privato, entro quindici giorni dalla fine dei lavori, allo sportello unico per l’edilizia presente presso il comune.

Una casa è definita inagibile quando è diroccata o pericolante (ad esempio, perché in passato è stata interessata

Batterio killer e morti sospette

Come si può nel 2018 essere ancora in pericolo e rischiare la propria vita per un batterio killer all’interno di una struttura ospedaliera o in una casa di riposo? Ultimamente ci stiamo occupando proprio di queste vicende e stiamo cercando di aiutare le famiglie colpite a risolvere questa situazione.

Riportiamo di seguito l’articolo integrale tratto dal Corriere Adriatico (del 19 luglio 2018) del caso che stiamo seguendo:

Il CASO

Fermo: Il caso del batterio killer ‘Clostridium’ allarma una decina di famiglie che si sarebbero attivate per chiedere le cartelle cliniche dei loro rispettivi congiunti, tutti deceduti all’ospedale di Fermo negli ultimi mesi con il sospetto, dopo i due casi segnalati nelle passate settimane all’Inrca e in una casa di riposo, che a contribuire al loro decesso possa essere stato il pericoloso batterio.

IL LEGALE

La notizia arriva dall’avvocato Francesca Passerini, studio legale a Milano ma da anni presente anche sul territorio, contattata da una famiglia insospettita dopo la morte di una congiunta e che ha già presentato una denuncia ai carabinieri per fare chiarezza. E non è la sola dato che si parla di altre querele in arrivo. “La notizia del batterio killer – dice l’avvocato Passerini – ha fatto il giro tra molte famiglie. Alcune persone mi hanno contattato dicendo di avere dei dubbi circa il decesso della loro madre. Abbiamo chiesto e ritirato la cartella clinica – aggiunge il legale – molto voluminosa, l’ho spulciata e in effetti il giorno del decesso era stato trovato questo batterio killer riportato quindi anche nella cartella clinica. Ho avvisato la famiglia che, con mio stupore, ha detto di non essere mai stata informata della presenza del Batterio.”

Occupazione abusiva d’immobile: lo Stato deve risarcire il proprietario

La sentenza del Tribunale di Roma n. 13719/2018, condanna lo Stato e il Ministro dell’Interno a risarcire i danni a una società proprietaria di un immobile che, a causa della perdurante occupazione abusiva degli edifici acquistati, non ha potuto iniziare i lavori.

Secondo il giudice capitolino è compito degli organi di pubblica sicurezza usare la forza quando il privato da solo, nonostante abbia intrapreso le vie legali, non riesca a rientrare nel possesso dell’immobile.

Medico responsabile in caso di diagnosi errata o in ritardo?

Diagnosi errata o in ritardo: la Cassazione

Quando si parla di responsabilità medica da ritardo nella diagnosi, secondo l’insegnamento della Cassazione ci si intende riferire al fatto che la colpa del medico non sta nell’aver sottratto al paziente le possibilità di salvarsi, ma nell’aver violato il suo diritto di determinarsi liberamente nella scelta dei propri percorsi esistenziali anche negli ultimi giorni della propria vita.

Vale a dire che la responsabilità da ritardo nella diagnosi non va valutata solo con riferimento all’esito della patologia non tempestivamente accertata, ma costituisce una condotta in sé suscettibile di valutazione da parte del giudice.

In poche parole la ritardata diagnosi, lede un bene di per sé autonomamente apprezzabile che non necessita di alcuna prova ulteriore neppure di quella di poter salvare o meno il malato. Tuttavia, in questo caso, il risarcimento del danno da ritardo nella diagnosi, non potendo essere quantificato secondo criteri oggettivi, dovrà essere liquidato in via “equitativa” dal giudice (Cass. sent. n. 7260/2018)