Smarrimento cartella clinica: chi è responsabile?

Ogni paziente e, in caso di suo decesso, i vari eredi, hanno diritto all’accesso alla cartella clinica e ad estrarne copia. La presentazione della domanda può avvenire in vari modi: sia presentandola  allo sportello della direzione sanitaria oppure via posta elettronica, raccomandata o fax.

I tempi di consegna della copia della cartella clinica sono di sei giorni lavorativi.

Per legge, durante tutta la durata del ricovero del paziente in ospedale, il medico è responsabile della tenuta e della conservazione della cartella clinica. Tuttavia il suo obbligo di provvedere alla compilazione e alla conservazione della cartella clinica termina quando lo stesso invia la cartella all’archivio centrale.

Colpa medica: quali sono gli oneri probatori a carico di chi chiede il risarcimento?

L’attore-paziente che agisce in giudizio per ottenere il risarcimento dei danni alla persona, deve adempiere  determinati e specifici oneri probatori, in assenza dei quali, il Giudice, in un ambito di applicabilità dell’art. 2236 cc, non ammette la consulenza tecnica di ufficio.

Nella vicenda che trattiamo e che si è conclusa con la sentenza emessa dal Tribunale di Roma il 31.05.2018, una donna, sottopostasi ad un intervento medico al piede, aveva lamentato, dopo circa tre mesi,  un peggioramento della propria condizione.

Ritenendo infatti che, l’operazione chirurgica non fosse stata effettuata a regola d’arte e con la dovuta perizia tecnica, aveva citato in giudizio il medico e la casa di cura, nonché l’assicurazione da questi chiamata in manleva.

Relativamente agli addebiti che l’attrice aveva mosso nei confronti del medico, essi non sono sembrati, da subito, supportati da specifiche e dettagliate allegazioni probatorie.

Il Giudice di prime cure infatti ha rilevato, non solo la carenza espositiva dell’atto di citazione ma anche la carenza di allegazione probatoria, dato che, parte attrice si è affidata solo ed esclusivamente alle risultanze dell’elaborato medico del proprio tecnico di parte, in cui non veniva precisati quali errori fossero addebitabili al medico convenuto, nell’eseguire l’intervento.

Errato conferimento dei rifiuti e sanzioni per il condominio.

La raccolta differenziata è diventata una nostra realtà quotidiana e come ogni cosa nuova ha creato non poche difficoltà per la sua corretta gestione.

Le multe per la “differenziata”, sono previste dai regolamenti comunali a carico di coloro che, anche per un semplice sbaglio, non rispettano le regole stabilite per il conferimento dei rifiuti, fino ad arrivare a delle vere e proprie sanzioni “collettive” a carico del condominio, quando l’errato conferimento riguarda condòmini non individuabili.

Ultimamente abbiamo appreso dalla stampa una vicenda per cui, un individuo era stato “reclutato” dal proprio condominio per prendere i rifiuti e andare a depositare i sacchetti presso un altro condominio fuori zona.

Successivamente, a seguito dei controlli effettuati dai vigili, è stato possibile individuare il trasgressore e per tale motivazione, il condominio è stato multato proprio per disincentivare queste azioni a danno della collettività.

Obbligatorietà del consenso informato e sua violazione.

In caso trattamento sanitario svolto in assenza di consenso informato, il paziente danneggiato può sempre rivendicare la violazione del diritto all’autodeterminazione, questo è quanto statuito dalla Cassazione con la sentenza  n. 11749/2018.

Gli Ermellini, hanno fatto una analisi partendo dalla definizione di consenso informato fornita dalla Corte Costituzionale; consenso informato, quale espressione della consapevole adesione al trattamento sanitario proposto dal medico, rappresenta un vero e proprio diritto della persona, tutelato  negli articoli 2, 13 e 32, secondo comma, della Costituzione.

Il sanitario non può agire senza il consenso informato del paziente; consenso che quindi  costituisce, “legittimazione e fondamento del trattamento”. Senza la sua preventiva acquisizione, l’intervento è sicuramente illecito, anche quando è nell’interesse del paziente. Fanno eccezione, ovviamente, i trattamenti sanitari obbligatori per legge o i casi in cui ricorra uno stato di necessità.

Tutela Globale supporta l’evento di Pittura Sensoriale per alunni di tutte le età!

Dipingere con marmellate colorate su tela di pane azimo, da gustare a merenda, guidati dall’artista Loris Paolucci. L’iniziativa ha come obiettivo la scoperta della pittura sensoriale, una forma d’arte inclusiva dove la luce del colore, assume la dimensione del gusto e del sapore, per un potenziale espressivo senza confini! L’iniziativa è rivolta a tutti gli … Leggi l’articolo

Come si richiede la cartella clinica di un defunto?

Cominciamo dicendo innanzitutto che la cartella clinica è un atto pubblico in cui sono raccolte tutte le informazioni sulle condizioni di salute del paziente ricoverato in una struttura sanitaria, pubblica o privata. Un vero e proprio diario su cui il medico è tenuto a riportare tutto ciò che viene fatto sul e per il paziente.

Il personale addetto alla struttura sanitaria è obbligato a svolgere una serie di funzioni:

1.compilare quotidianamente la cartella clinica, atto di cui risponde il primario del reparto;

2.apporre delle firme leggibili e dei timbri per rendere identificabili i responsabili della cartella;

3.riportare tutte le informazioni raccolte dal malato al momento dell’anamnesi;

4.consegnare la cartella ad un’altra struttura sanitaria in caso di trasferimento immediato del paziente;

5.mettere a disposizione dei familiari e di altri medici le informazioni raccolte nella cartella per un eventuale consulto sulle cure da fare.

La compilazione della cartella clinica è un atto   molto importante e va svolto con estrema dovizia: l’alterazione del contenuto, la mancanza di informazioni o qualsiasi altro difetto vengono considerate reato.

Acquisto casa: cos’è la caparra confirmatoria? E la clausola penale?

È indubbio che, nell’acquistare una casa, sia il venditore che l’acquirente cercano di tutelare e rafforzare la loro posizione giuridica. A volte infatti la sottoscrizione del preliminare non basta a tutelare le rispettive parti e tra la conclusione del preliminare stesso ed il momento dell’atto definitivo si possono verificare degli eventi che portano uno dei due soggetti a non presentarsi alla stipula del rogito notarile.

Proprio in questo contesto si inseriscono la caparra confirmatoria e la penale.

La caparra confirmatoria è prevista dell’art. 1385 c.c., il quale dispone che: «Se al momento della conclusione del contratto una parte dà all’altra, a titolo di caparra, una somma di danaro o una quantità di altre cose fungibili, la caparra in caso di adempimento, deve essere restituita o imputata alla prestazione dovuta. Se la parte che ha dato la caparra è inadempiente, l’altra può recedere dal contratto, ritenendo la caparra; se inadempiente è invece la parte che l’ha ricevuta, l’altra può recedere dal contratto ed esigere il doppio della caparra. Se però la parte che non è inadempiente preferisce domandare l’esecuzione o la risoluzione del contratto, il risarcimento del danno è regolato dalla norme generali.»

Ritardo soccorsi: si può denunciare?

Cosa succede se l’ambulanza arriva in ritardo? Posso denunciare?

In questo caso stiamo parlando dell’omissione di soccorso: secondo il codice penale, rischia la reclusione fino a un anno o la multa fino a 2.500 euro colui che non presti soccorso oppure non chiami le autorità competenti a farlo davanti a casi di persone che si trovano in evidente stato di bisogno.

La legge, quindi, è molto chiara nel dire che,  chiunque si trovi a dover intervenire, deve immediatamente attivarsi senza indugio, per prestare soccorso. In particolare, il codice dispone tale obbligo in presenza di queste situazioni:

minore degli anni dieci abbandonato o smarrito;
persona incapace di provvedere a se stessa, per malattia psichica o fisica, per vecchiaia o per altra causa, ugualmente abbandonata o smarrita;
rinvenimento di un corpo umano che sia o sembri inanimato, ovvero di una persona ferita o altrimenti in pericolo.

Abitare immobile privo di agibilità

Ogni immobile deve avere un certificati di agibilità.

Il certificato di agibilità era un documento rilasciato dal comune su istanza di un privato, al fine di attestare che un immobile avesse le caratteristiche legali per assolvere alla sua funzione, in quanto erano ritenute sussistenti le condizioni di igiene, salubrità, risparmio energetico degli edifici e degli impianti negli stessi installati, valutate secondo quanto disponeva la normativa vigente.

Il certificato veniva rilasciato dal dirigente o dal responsabile del competente ufficio comunale, facendo  riferimento ai seguenti interventi:

Nuove costruzioni;

Ricostruzioni o sopraelevazioni, totali o parziali;

Interventi sugli edifici esistenti che potessero influire sulle condizioni igienico-sanitarie.

A partire dal 2016, l’attestazione delle condizioni di salubrità, igiene e risparmio energetico può avvenire, con una segnalazione certificata di agibilità, presentata dallo stesso privato, entro quindici giorni dalla fine dei lavori, allo sportello unico per l’edilizia presente presso il comune.

Una casa è definita inagibile quando è diroccata o pericolante (ad esempio, perché in passato è stata interessata

Cos’è la violenza ostetrica?

Da una  indagine sul tema ‘ Le donne e il parto’,  è risultato che una mamma su cinque dice di avere subito qualche forma di violenza ostetrica, fisica o psicologica, alla prima esperienza di maternità.

In cosa consiste la violenza ostetrica?

La violenza ostetrica è il comportamento  posto in essere non solo dal personale ‘ostetrico’, ma riguarda tutto il personale medico e paramedico che ha l’obbligo di prendersi cura della paziente durante il parto. Questa violenza può  avvenire sia con gesti fisici ma anche con offese, umiliazioni, atteggiamenti di leggerezza e di poca sensibilità verso una paziente. Molte donne  hanno infatti  affermato di avere ricevuto battute poco gradevoli, atteggiamenti poco consoni o addirittura trattamenti medici senza il preventivo consenso.

Cosa fare se si subisce violenza ostetrica?

Le partorienti che si trovano  a subire violenza ostetrica da parte del personale medico e paramedico, devono innanzitutto comprendere, che si tratta di un atteggiamento  totalmente ed assolutamente ingiustificabile.