Ritardo soccorsi: si può denunciare?

Cosa succede se l’ambulanza arriva in ritardo? Posso denunciare?

In questo caso stiamo parlando dell’omissione di soccorso: secondo il codice penale, rischia la reclusione fino a un anno o la multa fino a 2.500 euro colui che non presti soccorso oppure non chiami le autorità competenti a farlo davanti a casi di persone che si trovano in evidente stato di bisogno.

La legge, quindi, è molto chiara nel dire che,  chiunque si trovi a dover intervenire, deve immediatamente attivarsi senza indugio, per prestare soccorso. In particolare, il codice dispone tale obbligo in presenza di queste situazioni:

minore degli anni dieci abbandonato o smarrito;
persona incapace di provvedere a se stessa, per malattia psichica o fisica, per vecchiaia o per altra causa, ugualmente abbandonata o smarrita;
rinvenimento di un corpo umano che sia o sembri inanimato, ovvero di una persona ferita o altrimenti in pericolo.

Abitare immobile privo di agibilità

Ogni immobile deve avere un certificati di agibilità.

Il certificato di agibilità era un documento rilasciato dal comune su istanza di un privato, al fine di attestare che un immobile avesse le caratteristiche legali per assolvere alla sua funzione, in quanto erano ritenute sussistenti le condizioni di igiene, salubrità, risparmio energetico degli edifici e degli impianti negli stessi installati, valutate secondo quanto disponeva la normativa vigente.

Il certificato veniva rilasciato dal dirigente o dal responsabile del competente ufficio comunale, facendo  riferimento ai seguenti interventi:

Nuove costruzioni;

Ricostruzioni o sopraelevazioni, totali o parziali;

Interventi sugli edifici esistenti che potessero influire sulle condizioni igienico-sanitarie.

A partire dal 2016, l’attestazione delle condizioni di salubrità, igiene e risparmio energetico può avvenire, con una segnalazione certificata di agibilità, presentata dallo stesso privato, entro quindici giorni dalla fine dei lavori, allo sportello unico per l’edilizia presente presso il comune.

Una casa è definita inagibile quando è diroccata o pericolante (ad esempio, perché in passato è stata interessata

Cos’è la violenza ostetrica?

Da una  indagine sul tema ‘ Le donne e il parto’,  è risultato che una mamma su cinque dice di avere subito qualche forma di violenza ostetrica, fisica o psicologica, alla prima esperienza di maternità.

In cosa consiste la violenza ostetrica?

La violenza ostetrica è il comportamento  posto in essere non solo dal personale ‘ostetrico’, ma riguarda tutto il personale medico e paramedico che ha l’obbligo di prendersi cura della paziente durante il parto. Questa violenza può  avvenire sia con gesti fisici ma anche con offese, umiliazioni, atteggiamenti di leggerezza e di poca sensibilità verso una paziente. Molte donne  hanno infatti  affermato di avere ricevuto battute poco gradevoli, atteggiamenti poco consoni o addirittura trattamenti medici senza il preventivo consenso.

Cosa fare se si subisce violenza ostetrica?

Le partorienti che si trovano  a subire violenza ostetrica da parte del personale medico e paramedico, devono innanzitutto comprendere, che si tratta di un atteggiamento  totalmente ed assolutamente ingiustificabile.

Batterio killer e morti sospette

Come si può nel 2018 essere ancora in pericolo e rischiare la propria vita per un batterio killer all’interno di una struttura ospedaliera o in una casa di riposo? Ultimamente ci stiamo occupando proprio di queste vicende e stiamo cercando di aiutare le famiglie colpite a risolvere questa situazione.

Riportiamo di seguito l’articolo integrale tratto dal Corriere Adriatico (del 19 luglio 2018) del caso che stiamo seguendo:

Il CASO

Fermo: Il caso del batterio killer ‘Clostridium’ allarma una decina di famiglie che si sarebbero attivate per chiedere le cartelle cliniche dei loro rispettivi congiunti, tutti deceduti all’ospedale di Fermo negli ultimi mesi con il sospetto, dopo i due casi segnalati nelle passate settimane all’Inrca e in una casa di riposo, che a contribuire al loro decesso possa essere stato il pericoloso batterio.

IL LEGALE

La notizia arriva dall’avvocato Francesca Passerini, studio legale a Milano ma da anni presente anche sul territorio, contattata da una famiglia insospettita dopo la morte di una congiunta e che ha già presentato una denuncia ai carabinieri per fare chiarezza. E non è la sola dato che si parla di altre querele in arrivo. “La notizia del batterio killer – dice l’avvocato Passerini – ha fatto il giro tra molte famiglie. Alcune persone mi hanno contattato dicendo di avere dei dubbi circa il decesso della loro madre. Abbiamo chiesto e ritirato la cartella clinica – aggiunge il legale – molto voluminosa, l’ho spulciata e in effetti il giorno del decesso era stato trovato questo batterio killer riportato quindi anche nella cartella clinica. Ho avvisato la famiglia che, con mio stupore, ha detto di non essere mai stata informata della presenza del Batterio.”

Occupazione abusiva d’immobile: lo Stato deve risarcire il proprietario

La sentenza del Tribunale di Roma n. 13719/2018, condanna lo Stato e il Ministro dell’Interno a risarcire i danni a una società proprietaria di un immobile che, a causa della perdurante occupazione abusiva degli edifici acquistati, non ha potuto iniziare i lavori.

Secondo il giudice capitolino è compito degli organi di pubblica sicurezza usare la forza quando il privato da solo, nonostante abbia intrapreso le vie legali, non riesca a rientrare nel possesso dell’immobile.

Danno da emotrasfusione: a chi spetta l’indennizzo?

Somministrare del sangue infetto o di un gruppo sanguigno non compatibile può avere delle conseguenze letali.

La responsabilità, è del Ministero della Salute, che ha il compito di controllare e di vigilare la pratica terapeutica della trasfusione di sangue.

Secondo la recentissima Cassazione (sent. n. 11407/2018 dell’11.05/2018) per un danno da emotrasfusione l’indennizzo spetta solo ai familiari a carico della vittima.

Il pronunciamento in commento della Suprema Corte, stabilisce più che altro,  chi può essere il destinatario dell’indennizzo per il danno da emotrasfusione.

Secondo la Cassazione, per chiedere l’indennizzo di un danno da emotrasfusione è necessario un vincolo di convivenza o di vivenza a carico tra il richiedente e la persona deceduta per una patologia derivata da una trasfusione sbagliata. Senza questo vincolo, la sussistenza del risarcimento verrebbe meno.

Medico responsabile in caso di diagnosi errata o in ritardo?

Diagnosi errata o in ritardo: la Cassazione

Quando si parla di responsabilità medica da ritardo nella diagnosi, secondo l’insegnamento della Cassazione ci si intende riferire al fatto che la colpa del medico non sta nell’aver sottratto al paziente le possibilità di salvarsi, ma nell’aver violato il suo diritto di determinarsi liberamente nella scelta dei propri percorsi esistenziali anche negli ultimi giorni della propria vita.

Vale a dire che la responsabilità da ritardo nella diagnosi non va valutata solo con riferimento all’esito della patologia non tempestivamente accertata, ma costituisce una condotta in sé suscettibile di valutazione da parte del giudice.

In poche parole la ritardata diagnosi, lede un bene di per sé autonomamente apprezzabile che non necessita di alcuna prova ulteriore neppure di quella di poter salvare o meno il malato. Tuttavia, in questo caso, il risarcimento del danno da ritardo nella diagnosi, non potendo essere quantificato secondo criteri oggettivi, dovrà essere liquidato in via “equitativa” dal giudice (Cass. sent. n. 7260/2018)

Garanzia di 10 anni del costruttore per vizi dell’immobile.

Quando si acquista casa nuova o si fanno delle ristrutturazioni, il costruttore o l’appaltatore che ha eseguito i lavori è responsabile per 10 anni dall’ultimazione delle opere di tutti i difetti gravi che derivano dalla sua attività. A prevederlo è il codice civile che limita tale forma di “assicurazione” ai vizi più importanti come quelli del suolo o quelli che implicano la rovina (totale o parziale) dell’edificio. Perché si attivi questa responsabilità però è necessario inviare una diffida all’appaltatore, con la denuncia del difetto, entro massimo un anno dalla sua scoperta  ed si dovrà agire in tribunale entro l’anno successivo.  

Per i vizi meno gravi, ci sono termini più ristretti: non è prevista la garanzia decennale ed il vizio va denunciato  entro 60 giorni dalla sua scoperta. La causa va fatta entro i due anni successivi.

Il costruttore è responsabile, per 10 anni dall’ultimazione dei lavori, per eventuali gravi difetti della costruzione.

Questi diritti nei confronti del costruttore potranno essere fatti valere non solo da colui che ha acquistato la casa nuova, ma anche dalle successive persone cui la casa è stata eventualmente venduta, sempre che naturalmente non siano trascorsi più di 10 anni dall’ultimazione dei lavori.

Diritto dell’ex moglie al Tfr dell’ex marito.

In caso di divorzio, all’ex coniuge che non si è risposato spetta una quota del Tfr (trattamento di fine rapporto) erogato all’altro dal suo datore di lavoro. Questo diritto non spetta però alle coppie che sono ancora separate. In sintesi, se marito e moglie si separano e uno dei due muore prima dell’avvio della causa di divorzio, all’ex coniuge non spetta la quota del Tfr dell’altro.

Questi sono alcuni chiarimenti forniti dalla giurisprudenza in tema di diritto dell’ex moglie al Tfr dell’ex marito, ribaditi con una recente ordinanza della Cassazione e precisamente la n. 7239/2018 del 22.03.2018.

Se il lavoratore ha divorziato, cosa spetta all’ex coniuge?

Il coniuge nei cui confronti sia stata pronunciata sentenza di divorzio, ha diritto a una percentuale dell’indennità di fine rapporto percepita dall’altro coniuge, all’atto della cessazione del rapporto di lavoro, anche se l’indennità viene a maturare dopo la sentenza. Tale percentuale è pari al 40% dell’indennità totale riferibile agli anni in cui il rapporto di lavoro è coinciso con il matrimonio.

Macchie umidità: il costruttore è responsabile?

Molte volte, vizi e difetti di costruzione non si scoprono al momento dell’acquisto ma solamente dopo un certo periodo di tempo; quando avviene  ciò, occorre agire entro termini previsti e inderogabili per non perdere i propri diritti.

Esistono infatti, dei termini stretti per contestare all’appaltatore i vizi delle opere da lui realizzate. E questi termini dipendono dalla gravità dei difetti di costruzione.

In particolare per i difetti più gravi, c’è tempo fino a un anno dal momento in cui ci si accorge del problema per inviare una diffida alla ditta e, nel successivo anno, va avviata la causa; il tutto però deve avvenire entro 10 anni dall’ultimazione dell’immobile, poiché dopo questo termine il costruttore non è più responsabile.

Invece per i difetti meno gravi non opera la garanzia decennale del costruttore; in più la contestazione va inviata entro 60 giorni dal momento in cui il vizio è apparso, mentre ci sono due anni per avviare la causa contro la ditta.

Il codice civile con l’art. 1669 c.c.,  ci dice che il costruttore è responsabile per 10 anni dall’ultimazione dei lavori, di eventuali gravi difetti. In tal caso il costruttore sarà tenuto a risarcire tutti i danni causati, purché il difetto gli venga esposto entro un anno dalla scoperta e la richiesta di risarcimento del danno avvenga entro l’anno successivo. Il momento della scoperta viene identificato non con l’apparizione del difetto strutturale (una crepa, una macchia di umidità, ecc.) ma con la conoscenza delle cause effettive, il che di norma si fa coincidere con il momento in cui il proprietario dell’immobile acquisisce una perizia di un tecnico di fiducia che lo informa del difetto strutturale.