Conto corrente cointestato: si può pignorare? fino a che limite?

Il pignoramento del conto corrente cointestato

In generale, in caso di conto corrente cointestato il creditore può pignorare il 50% (ossia la metà) delle somme depositate in banca o alle poste.

Allo stesso modo, ogni somma che dovesse essere accreditata sul conto cointestato dopo il pignoramento (per es. il pagamento da parte di un cliente) verrebbe “bloccata” nella misura massima del 50%. In sostanza la metà di tutto ciò che si trova sul conto cointestato viene assoggettata al pignoramento, ma solo entro i limiti dello stesso.

I rapporti tra banca e correntisti quando il conto è stato pignorato

Proprio perché il conto è solo parzialmente bloccato, la restante parte del deposito può essere utilizzata liberamente. Così ciascuno dei due correntisti –quindi anche il debitore – può prelevare dal conto, anche integralmente, la somma non pignorata.

Si può pignorare la carta Paypal? E il conto Paypal?

PayPal è una banca online statunitense che ha sede, per l’Europa, in Lussemburgo.

Paypal è anche un circuito di pagamenti internazionali sviluppatasi soprattutto grazie all’e-commerce: chiunque può aprire un conto Paypal gratuitamente e utilizzare, al posto delle normali coordinate Iban, il proprio indirizzo email per inviare e ricevere denaro.

Sul proprio conto Paypal il soggetto può trasferire denaro già presente su altri conti correnti; ma può fare anche il contrario ovvero movimentare la provvista depositata su Paypal, in un altro conto.

È quindi possibile che il correntista che abbia, sia un conto con una banca nazionale sia uno con Paypal, sposti le proprie somme dall’uno all’altro con poche operazioni tramite computer.

Donare una casa per non farla pignorare è reato.

Cedere una casa solo per non farla pignorare al fisco è reato. In particolare, la donazione a un parente o a un amico di un bene qualsiasi, e in particolare di un immobile di cui il contribuente è proprietario (anche solo di una semplice quota), con lo scopo di evitare che l’Agente della riscossione possa sottoporla ad esecuzione forzata, costituisce reato di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte. Ma perché possa scattare la condanna penale è necessario che il proprietario non abbia altri beni da sottoporre a un pignoramento altrettanto efficace. È quanto chiarito dalla Cassazione con la sentenza n. 3011/17 del 20.01.2017.

È pignorabile la prima casa?

La prima casa si può pignorare! E questo vale a prescindere da chi sia il creditore: una banca, il fisco, Equitalia o qualsiasi altro Agente per la Riscossione esattoriale, l’Agenzia delle Entrate, l’ex moglie che non ha ricevuto il mantenimento, ecc. Tutti questi soggetti possono pignorare la prima casa del debitore. L’immobile è quindi aggredibile dai creditori. Non si può pignorare la prima casa solo quando questa è anche l’unica.

Esistono, comunque, una serie di limiti e di casi in cui la casa non è pignorabile.

Pignoramento dello stipendio

Il creditore può procedere al pignoramento dello stipendio in due forme e momenti diversi: o prima che la retribuzione venga materialmente corrisposta al dipendente oppure dopo il bonifico sul conto corrente del dipendente: in quest’ultimo caso, l’importo massimo pignorabile non è sempre uguale poiché dipende dalla misura annua della pensione sociale: questa infatti è un parametro fissato dalla legge per determinare fino a quanto si può spingere il pignoramento del debitore.

Equitalia: chi rischia il pignoramento

Il fatto che Equitalia s.p.a. verrà assorbito a breve nelle maglie della stessa Agenzia delle Entrate, non pone a riparo dal pagamento dei debiti, o peggio, dal pagamento di sanzioni, i soggetti tenuti nei confronti dell’ente di riscossione. Nessuno è escluso dal pignoramento, nemmeno i nullatenenti.

Ma chi sono i nullatenenti?

Il nullatenente è un soggetto che non ha reddito ne patrimonio: è quindi un disoccupato, non ha nessun guadagno e non è titolare di alcun bene. Tra questi, è incluso anche il conto corrente, che altrimenti sarebbe indice dell’ esistenza di un reddito.

Il pignoramento del TFR

Presupposti, limiti e divieti del pignoramento presso terzi avente ad oggetto il trattamento di fine rapporto

Le somme percepite a titolo di trattamento di fine rapporto possono essere sottoposte a pignoramento nei limiti imposti dall’art. 545 c.p.c. e dall’art. 2 d.p.r. n. 180/50, ossia nella misura autorizzata dal presidente del Tribunale o da un Giudice da questi delegato in caso di crediti di natura alimentare, e nella misura di un quinto per crediti di altra natura e, in particolare, per tributi dovuti a Stato, province e comuni, mentre in caso di concorso simultaneo di cause (crediti alimentari e crediti di altra natura) la procedura può estendersi fino alla metà della buonuscita.