Danno da perdita di chance

Il danno da perdita di chance, è una figura per molti ancora sconosciuta, mentre è, soprattutto ultimamente, di notevole importanza e andrebbe approfondita per riuscire a tutelare in maniera corretta i propri diritti che sono inviolabili e costituzionalmente garantiti.
Di perdita di chance in ambito sanitario si parla, nella maggior parte dei casi, con riferimenti a pazienti colpiti da patologie neoplastiche (tumorali) tardivamente riconosciute in cui l’omissione o la tardiva diagnosi pregiudica la possibilità di guarire, di curarsi o addirittura di sopravvivere.
Possiamo parlare di due tipi di perdita di chance:
a) perdita di chance di guarigione e cura nei casi in cui una corretta diagnosi, avrebbe determinato, per un certo tempo, un ritardo nel verificarsi dei sintomi invalidanti e quindi un rallentamento della malattia che si sarebbe comunque manifestata.
b) perdita di chance di sopravvivenza nei casi in cui, a seguito di un errore o ritardo nella diagnosi, il paziente danneggiato veda sensibilmente accorciata la propria aspettativa di vita.

Omesso consenso nelle operazioni salva vita correttamente eseguite

La Corte di cassazione ha fornito alcune precisazioni in tema di responsabilità medica, con particolare riguardo alle ipotesi di danni risarcibili per mancanza di adeguato consenso informato in caso di corretta esecuzione di un intervento “salva vita”.
In tali ipotesi, ha ricordato la Corte con la pronuncia del 04.12.2018 n. 31234, la lesione del diritto all’autodeterminazione è oggetto di danno risarcibile tutte le volte che il paziente abbia subito le inaspettate conseguenze dell’intervento senza la necessaria e consapevole predisposizione ad affrontarle e ad accettarle, trovandosi invece del tutto impreparato di fronte ad esse.
I giudici di legittimità, hanno affrontato e si sono pronunciati su una vicenda in cui il paziente, affetto da un cancro alla laringe, aveva perso la capacità di parlare (fonesi) a seguito di un intervento (laringectomia totale), eseguito d’urgenza, come conseguenza dell’asportazione della laringe, intervento sul quale assumeva di non essere stato adeguatamente edotto.