Posa in opera del pavimento. Appaltatore responsabile anche se poche mattonelle sono difettate.

Lesioni, scheggiature e avvallamenti, riscontrati sulle piastrelle della pavimentazione e causati dell’errata tecnica di posa adoperata, configurano “gravi difetti” ai sensi dell’art. 1669 c.c. e, dunque, comportano la condanna dell’impresa costruttrice al risarcimento dei danni, se i difetti sono tali da compromettere in modo serio il pieno godimento dell’immobile.

Questo è il principio di diritto affermato dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 15846 del 26 giugno 2017.

A fronte delle richieste risarcitorie dei proprietari, infatti l’impresa costruttrice si era difesa sostenendo che i difetti, pur esistenti, riguardavano un numero esiguo di mattonelle, rispetto al totale delle piastrelle dell’intero appartamento.

Ma per la Suprema Corte il numero di piastrelle difettose non conta: i difetti costruttivi emersi in corso di causa, pur riguardando elementi secondari, sono comunque idonei a pregiudicare la normale utilizzazione dell’opera.

La vicenda in sintesi: Gli acquirenti di un appartamento, rilevata la presenza di crepe ed avvallamenti della pavimentazione, citavano in giudizio l’impresa costruttrice per la condanna al risarcimento dei danni ex art. 1669 c.c., pari alla somma necessaria all’eliminazione dei vizi, oltre che all’importo correlato ai disagi sofferti.

Espletata la CTU, il Tribunale condannava l’impresa a risarcire i danni. La Corte d’Appello confermava la condanna, in considerazione della gravità dei difetti costruttivi riscontrati; difetti imputabili, secondo i giudici, alla tecnica adoperata, difforme da quella indicata in capitolato, alle caratteristiche qualitative delle piastrelle ed alle tensioni insorte nei sottostrati.

L’uso del cellulare provoca il cancro

Riconosciuto il nesso di causa-effetto tra il tumore al cervello e l’uso del telefono cellulare ripetuto nel corso della giornata. “Lʼuso scorretto del cellulare causa il tumore”

Sentenza shock: l’uso non corretto del cellulare è causa del tumore al cervello. La prova è stata raggiunta nel corso di una causa davanti al Tribunale di Ivrea: il giudice ha appena emesso una sentenza di condanna nei confronti dell’Inail a risarcire gli eredi di un dipendente Telecom che, per 15 anni, aveva utilizzato il telefonino per tre/quattro ore al giorno.