Abuso edilizio.

Dal reato di abuso edilizio ci si può liberare con la prescrizione dopo quattro anni (cinque se arriva un rinvio a giudizio), mentre l’ordine di demolizione può essere impartito in qualsiasi momento, anche a distanza di numerosi anni. La demolizione non ha conseguenze penali sul proprietario dell’opera se l’abuso è stato realizzato dal precedente titolare dell’immobile.

Se si tratta di una minima difformità dell’opera e la demolizione è impossibile, essa viene sostituita con una sanzione pecuniaria inflitta nei confronti dell’autore dell’abuso stesso. È quanto chiarito dalla giurisprudenza la quale ha anche deciso di salvare da sanzioni penali il proprietario che si faccia diretto promotore dell’eliminazione dell’abuso (Cass. sent. n. 4123 del 29.01.2018).

Per i reati più lievi, quelli cioè puniti fino a massimo 5 anni di reclusione e/o con la sanzione pecuniaria, esiste una chance per evitare la condanna penale: il codice stabilisce che, quando il fatto viene dal giudice ritenuto in sé per sé tenue, tutto il procedimento penale viene archiviato senza neanche l’applicazione della pena. È quello che si chiama «particolare tenuità del fatto».

Secondo la Cassazione tale disciplina si può applicare anche nel caso di opere realizzate senza il permesso di costruire oppure in difformità rispetto alla licenza ottenuta: chi rimuove o sana gli abusi edilizi non può essere considerato un delinquente abituale. Egli ha dunque ha diritto alla non punibilità per particolare tenuità del fatto.

Dopo tanto tempo l’abuso edilizio si sana?

Se il reato di abuso edilizio cade in prescrizione, l’ordine di demolizione può essere impartito senza limiti di tempo.

Anche se passano molti anni, infatti, da quando è stato commesso un abuso edilizio, il tempo non lo sana. Non conta neanche il fatto che l’amministrazione sia pienamente consapevole dell’esistenza della costruzione illegittima e che, anche a seguito del sopralluogo, non abbia inizialmente deciso di intervenire.

Lo ha chiarito il Consiglio di Stato in una recente sentenza e precisamente la n. 3210 del 30.06.2017.

Il tempo non sana l’abuso edilizio