Differenza tra mobbing e straining

Quando si parla di mobbing  ci si riferisce a tutte quelle condotte vessatorie  e durature, individuali o collettive, rivolte nei confronti di un soggetto (lavoratore) ad opera del datore o del capo ufficio (mobbing verticale) e/o colleghi (mobbing orizzontale), oppure anche da parte di sottoposti nei confronti di un superiore (mobbing ascendente).

Lo scopo del mobbing è essere quello di umiliare ed emarginare il dipendente, svilire la sua professionalità, non necessariamente al fine di costringerlo, di fatto, a rassegnare le dimissioni (anche se, in molti casi, chi fa mobbing intende sbarazzarsi del dipendente).

Caratteristica fondamentale del mobbing è la metodica ripetizione nel tempo dei comportamenti posti ai danni del lavoratore. Ci devono essere, quindi, una pluralità di atti.

In secondo luogo questi comportamenti devono essere sorretti tutti dal medesimo intento persecutorio diretto a vessare il lavoratore. In ultimo, il lavoratore deve dimostrare che, da tale situazione, ha subìto un danno alla integrità psicofisica.

Il mobbing quindi non può realizzarsi attraverso una condotta estemporanea; tuttavia un periodo di sei mesi è stato ritenuto sufficiente per integrare l’idoneità lesiva della condotta nel tempo.

Esempio tipico di mobbing sono tutte quelle situazioni di emarginazione, demansionamento, inattività forzata, denigrazione, idonei a configurare il cosiddetto terrorismo psicologico.

È mobbing accanirsi sul dipendente con sanzioni disciplinari illegittime.

La Cassazione dichiara inammissibile sotto tale aspetto il ricorso di un istituto sanitario, così confermando il carattere mobbizzante della condotta tenuta nei confronti di un medico

Anche irrogare a un dipendente delle sanzioni disciplinari illegittime è un comportamento che può integrare una fattispecie di mobbing.

Lo si evince dall’ordinanza numero 23041/2017 del 3 ottobre, con la quale la Corte di cassazione ha confermato la decisione della Corte d’appello di L’Aquila di ratificare quanto deciso dal Tribunale di Teramo, in una causa vertente tra un medico veterinario e l’istituto presso il quale lavorava, ovverosia la dichiarazione di illegittimità di cinque provvedimenti disciplinari irrogati al medico, oltre al rigetto della domanda di inquadramento nella qualifica di dirigente medico veterinario e alla condanna dell’istituto a risarcire il sanitario del danno differenziale derivante dalla condotta vessatoria posta in essere nei suoi confronti.

Addio ai voucher, abrogazione totale

Niente voucher, né per le imprese, né per le famiglie: la maggioranza ha deciso, che lo strumento deve essere completamente eliminato. Troppi abusi, in effetti, messi in atto in questi anni, che hanno fatto sì che i buoni lavoro rappresentassero un buon affare solo per i committenti che li hanno utilizzati in modo improprio.

Un buon tornaconto, comunque, in questi anni lo ha realizzato anche la Gestione Separata dell’Inps, cassa alla quale sono stati versati i contributi per la pensione dei lavoratori retribuiti con i ticket: un ammontare troppo esiguo, di fatto inutile per qualsiasi prestazione e utile soltanto per incrementare gli introiti dell’Inps grazie ai contributi silenti.

Mobbing datoriale anche in caso di vessazioni tra colleghi

Anche il comportamento vessatorio dei colleghi di lavoro può integrare una condotta di mobbing datoriale, laddove quest’ultimo sia rimasto colpevolmente inerte non rimuovendo i fatti lesivi o le condizioni ambientali che li rendono possibili, ma, anzi, contribuendo a determinarli.
Questo è quanto stabilito la Corte di Cassazione, sezione lavoro, nella sentenza n. 74/2017 confermando quanto stabilito dei giudici di merito, secondo i quali alcuni comportamenti, seppur leciti singolarmente, avevano determinato un atteggiamento persecutorio nei confronti del dipendente.