Copia i file aziendali su pen drive: sì al licenziamento per giusta causa

Nella sentenza n. 25147/2017 i Giudici di legittimità, , hanno riconosciuto la legittimità di un recesso operato nei confronti di un lavoratore “reo” di aver copiato, sulla propria pen drive (personale) dei dati aziendali. Tali dati non erano, comunque, protetti da alcuna password e non erano, inoltre, stati ceduti a soggetti terzi.

La Corte, considerando anche la previsione dell’art. 52 del CCNL di categoria (settore chimico), ha ritenuto che, nella fattispecie concreta, ricorresse una infrazione connotata da mancata diligenza sul lavoro.

La norma sopra citata (la cui violazione consente il recesso) tra le ipotesi contempla il danneggiamento volontario di beni dell’impresa, il furto, il trafugamento di disegni, schede di proprietà aziendale ecc.

Secondo quanto precisato dalla Cassazione, la copiatura dei dati rientra tra tali ipotesi e non in altro passaggio del CCNL,  ove viene prevista una sanzione disciplinare di tipo conservativo nel caso di utilizzo – improprio – di strumenti di lavoro aziendali.

La semplice copiatura di dati rientra, secondo la Corte, tra tali ipotesi e non in un altro passaggio del CCNL ove è prevista una sanzione disciplinare conservativa in caso di utilizzo improprio di strumenti di lavoro aziendali.

Part-time: il datore non può vietare un secondo lavoro.

In ipotesi di lavoro part-time, il datore di lavoro non può vietare tout-court al lavoratore di svolgere un’altra attività, compatibile con l’orario di lavoro. L’incompatibilità deve essere concretamente verificata; tale controllo può essere effettuato anche in sede giudiziale.

E’ quanto chiarito dalla Cassazione Civile, sez. lavoro con la sentenza n. 13196/17 del 25/05/2017

Gli “ermellini” hanno infatti accolto il ricorso del dipendente part-time di un patronato, licenziato per giusta causa per aver un secondo lavoro.

Licenziabile chi abusa dell’internet aziendale

Il dipendente che usa in maniera sistematica la connessione internet aziendale per fini personali può essere licenziato per giustificato motivo soggettivo. E l’azienda che usa degli strumenti di controllo a distanza per accertare l’utilizzo irregolare dei beni della società non è soggetta alle regole previste dall’articolo 4 dello statuto dei lavoratori, in quanto queste si applicano solo se il controllo riguarda lo svolgimento della prestazione ma non l’accertamento di eventuali illeciti del dipendente.

Offese al datore fuori dal lavoro: niente licenziamento

Rivolgersi al capo in modo offensivo, ma prima dell’inizio del turno di lavoro, non può essere considerato un’insubordinazione: per cui, anche se tale comportamento sia ugualmente deprecabile e sanzionabile dal punto di vista disciplinare, non può però portare al licenziamento. Perché si possa parlare di «insubordinazione» è necessario che la reazione del dipendente si inserisca in un contesto aziendale e sia causa proprio delle direttive impartite dal datore di lavoro; al contrario, la lite che avviene nella pausa pranzo o caffè, oppure prima che il turno inizi, è ancora al di fuori dal rapporto lavorativo vero e proprio; quindi per le offese fatte al datore fuori dal lavoro non c’è licenziamento. È quanto chiarito dalla Cassazione con la sentenza n. 11027/17 del 5.05.2017.

Si può licenziare un lavoratore invalido?

Se, al momento dell’assunzione, il lavoratore invalido ha un trattamento di privilegio, dovendo l’azienda con almeno 15 dipendenti rispettare le cosiddette quote di riserva, una volta però assunto e quindi instaurato il rapporto di lavoro, non ci sono più differenze tra dipendenti con disabilità e quelli senza: tutti possono essere licenziati secondo le regole ordinarie. Dunque, si può licenziare un lavoratore disabile senza particolari limiti derivanti dalla sua condizione personale. È quanto sentenziato dalla Cassazione con la sentenza n. 4315 del 20.02.2017, che ha dato il via libera al licenziamento disciplinare di una dipendente invalida che si era comportata in modo scorretto durante le ore lavoro.

Non licenziabile il dipendente che diffonde via chat immagini satiriche dell’azienda

È stata pubblicata lo scorso 31 gennaio la sentenza della Corte di Cassazione (sez. lavoro) n.2499/17 che ha considerato illegittimo il licenziamento di un dipendente aziendale assunto a tempo indeterminato (in seguito ad una vertenza giudiziaria) poiché ritenuto ritorsivo nei confronti di quest’ultimo. L’addebito disciplinare contestato al lavoratore consisteva infatti nell’aver pubblicato su una chat privata del social network Facebook, una vignetta satirica che rappresentava un coperchio di vasellina cui era sovrapposta una immagine ed il marchio aziendale.

Controllo il lavoratore dipendente con investigatori: è lecito?

Secondo la Cassazione, il datore di lavoro può far pedinare, con investigatori privati, i dipendenti che si assentano per malattia.

Attenzione quindi al permesso facile. Se qualche dipendente si assenta spesso per malattia, alimentando così i sospetti del datore di lavoro, quest’ultimo può far partire i controlli da parte degli investigatori privati: registrazioni, scatti fotografici e pedinamenti. Lo ha stabilito la Cassazione (Cass. sent. n. 9749/16 del 12.05.2016), confermando l’orientamento che la giurisprudenza ha preso ormai da tempo circa un’interpretazione restrittiva in merito ai permessi e ai giorni di malattia.