È mobbing accanirsi sul dipendente con sanzioni disciplinari illegittime.

La Cassazione dichiara inammissibile sotto tale aspetto il ricorso di un istituto sanitario, così confermando il carattere mobbizzante della condotta tenuta nei confronti di un medico

Anche irrogare a un dipendente delle sanzioni disciplinari illegittime è un comportamento che può integrare una fattispecie di mobbing.

Lo si evince dall’ordinanza numero 23041/2017 del 3 ottobre, con la quale la Corte di cassazione ha confermato la decisione della Corte d’appello di L’Aquila di ratificare quanto deciso dal Tribunale di Teramo, in una causa vertente tra un medico veterinario e l’istituto presso il quale lavorava, ovverosia la dichiarazione di illegittimità di cinque provvedimenti disciplinari irrogati al medico, oltre al rigetto della domanda di inquadramento nella qualifica di dirigente medico veterinario e alla condanna dell’istituto a risarcire il sanitario del danno differenziale derivante dalla condotta vessatoria posta in essere nei suoi confronti.

La puzza di fritto nei condomini ora è reato

La Cassazione ha condannato un condomino per aver “molestato olfattivamente” il vicino.

La vicenda.

Il proprietario di un appartamento è stato citato in giudizio da un compagno di pianerottolo a causa dei continui cattivi odori, rumori e fumi che provenivano dalla sua cucina. La difesa dell’imputato si è basata sul fatto che i due vicini non si amavano, evocando dunque una sorta di vendetta nella denuncia, e che gli odori della cucina non possono considerarsi motivo di reato. L’accusa invece ha tentato di configurare l’emissione di odori come un “getto pericoloso di cose”.

Calcio: si può commettere reato con un fallo?

In buona parte degli sport esistenti, il contatto fisico tra gli atleti è necessario: ma fino a che punto è possibile usare violenza, senza commettere reati?

Esistono molti sport «di contatto» (come il calcio), in cui l’approccio fisico tra i giocatori è inevitabile. Ma qual è il limite della «violenza sportiva»? Il codice penale prevede al suo interno il reato di percosse e quello di lesioni personali: durante un incontro agonistico gli atleti pongono in essere condotte (come tackle fallosi, gomitate) teoricamente idonei a configurare tali delitti. Quando, viceversa, le azioni degli sportivi sono considerate reato?

Ci sono sport in cui l’uso della violenza fisica è espressamente previsto da regolamento. In poche parole, la violenza è l’essenza stessa della disciplina agonistica (si pensi al pugilato, al judo, alla lotta libera). Si parla, a questo proposito, di sport «a violenza necessaria» o «a contatto istituzionalizzato». In questi casi, è il regolamento che consente di porre in essere azioni astrattamente idonee ad integrare i reati di percosse o lesioni personali.