Smarrimento cartella clinica: chi è responsabile?

Ogni paziente e, in caso di suo decesso, i vari eredi, hanno diritto all’accesso alla cartella clinica e ad estrarne copia. La presentazione della domanda può avvenire in vari modi: sia presentandola  allo sportello della direzione sanitaria oppure via posta elettronica, raccomandata o fax.

I tempi di consegna della copia della cartella clinica sono di sei giorni lavorativi.

Per legge, durante tutta la durata del ricovero del paziente in ospedale, il medico è responsabile della tenuta e della conservazione della cartella clinica. Tuttavia il suo obbligo di provvedere alla compilazione e alla conservazione della cartella clinica termina quando lo stesso invia la cartella all’archivio centrale.

Caduta sulle scale bagnate? Paga il condominio

Per la Cassazione, la responsabilità ex art. 2051 c.c. è sia dell’amministratore che del condominio

Per le lesioni provocate dalla caduta sulle scale del palazzo sono responsabili ex art. 2051 c.c. sia l’amministratore in carica che il condominio. A stabilirlo è la terza sezione civile della Cassazione, con la sentenza n. 23727/2016, dando ragione ad una donna che, appena uscita dalla propria abitazione, rimaneva vittima di un caduta sulle scale bagnate, in quanto oggetto delle solite pulizie condominiali.

Neve sul tetto? In caso di caduta la responsabilità è tutta del condominio

La neve, in quanto soffice e apparentemente inerte, può causare seri danni ai condòmini che non se ne preoccupano.

Lo scivolamento di una massa nevosa formatasi sul tetto è stato ritenuto, dal Giudice di Pace di Campobasso, con Sentenza del 27.10.2016, un fenomeno di pericolo prevedibile che, in quanto tale, non può ritenersi idoneo ad integrare il “caso fortuito” e, dunque, ad elevarsi a fattore in grado di escludere la responsabilità del condominio.

Perdita bonus prima casa: risponde anche il venditore

Per la Cassazione, non sempre vi è responsabilità esclusiva dell’acquirente

Per l’acquisto di una abitazione come prima casa la normativa vigente prevede alcune agevolazioni, che possono essere revocate in caso di non sussistenza dei requisiti richiesti. Qualora le cause che abbiano portato alla revoca del bonus prima casa siano non imputabili all’acquirente, però, a pagare in solido è anche il venditore. È quanto chiarito dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 24400/2016 depositata in data 30 novembre 2016.