Differenza tra mobbing e straining

Quando si parla di mobbing  ci si riferisce a tutte quelle condotte vessatorie  e durature, individuali o collettive, rivolte nei confronti di un soggetto (lavoratore) ad opera del datore o del capo ufficio (mobbing verticale) e/o colleghi (mobbing orizzontale), oppure anche da parte di sottoposti nei confronti di un superiore (mobbing ascendente).

Lo scopo del mobbing è essere quello di umiliare ed emarginare il dipendente, svilire la sua professionalità, non necessariamente al fine di costringerlo, di fatto, a rassegnare le dimissioni (anche se, in molti casi, chi fa mobbing intende sbarazzarsi del dipendente).

Caratteristica fondamentale del mobbing è la metodica ripetizione nel tempo dei comportamenti posti ai danni del lavoratore. Ci devono essere, quindi, una pluralità di atti.

In secondo luogo questi comportamenti devono essere sorretti tutti dal medesimo intento persecutorio diretto a vessare il lavoratore. In ultimo, il lavoratore deve dimostrare che, da tale situazione, ha subìto un danno alla integrità psicofisica.

Il mobbing quindi non può realizzarsi attraverso una condotta estemporanea; tuttavia un periodo di sei mesi è stato ritenuto sufficiente per integrare l’idoneità lesiva della condotta nel tempo.

Esempio tipico di mobbing sono tutte quelle situazioni di emarginazione, demansionamento, inattività forzata, denigrazione, idonei a configurare il cosiddetto terrorismo psicologico.